Prima si pensi ai salari, poi ai tagli

In queste settimane di confronto a volte teso con il governo, la Cisl ha saputo fare la sua parte e dire la sua perché il vascello dell’economia italiana navighi più spedito verso i traguardi della competitività, dello sviluppo e della giustizia sociale. La concertazione resta la bussola attorno alla quale far convergere ogni iniziativa sul piano sociale ed economico. In questo senso abbiamo ricevuto un alternarsi di docce calde e fredde da parte del governo Prodi. E non è stato facile superare timori e incertezze nell’indicare la via da seguire.
Abbiamo avanzato proposte e al tempo stesso abbiamo saputo mettere un freno a varie tendenze restrittive, a visioni «risanatrici» capaci soltanto di prospettare sacrifici a senso unico, anziché ripristinare una rigorosa politica di tutti i redditi per tutelare il potere d’acquisto delle retribuzioni e delle pensioni, rendere più funzionale la stipula dei contratti, favorire il rilancio dei consumi, controllare prezzi e tariffe, ridurre il debito pubblico. Questa è per noi la peculiarità della Politica di concertazione: selezionare insieme gli obiettivi da raggiungere, attraverso il confronto tra governo e parti sociali, su cui ciascuno deve dare il proprio contributo in uno scambio reciproco e responsabile. La trattativa con il Governo Prodi deve partire da questa discriminante di fondo.
Negli anni Novanta l’obiettivo fu la lotta all’inflazione. Oggi è la crescita. Ma tutti devono stare in questo circolo «virtuoso» della politica dei redditi se si vuole avere sviluppo e risanamento. Le tariffe italiane sono le più alte d’Europa, circa del 40 per cento. Le rendite finanziarie sono le meno tassate. L’evasione fiscale e contributiva ha raggiunto livelli ormai scandalosi. I salari italiani sono più bassi di Germania, Francia, Inghilterra. L’inflazione è tornata a crescere. Da questo quadro negativo deve partire la discussione. Per esempio, cominciando a sterilizzare l’Iva sugli aumenti dei prodotti petroliferi che si scaricano sui prezzi di benzina e gasolio.
L’abbiamo detto a chiare note: nessuno può chiedere tagli al tenore di vita dei lavoratori, né tantomeno dei pensionati, perché la priorità del risanamento si chiama equità fiscale e, soprattutto, capacità di far pagare chi non ha finora mai pagato. Ecco perché una diversa politica delle entrate, finalizzata alla tassazione delle rendite, di chi evade e di chi elude, è un punto fermo per il sindacato. Così come vediamo con favore l’abolizione del secondo modulo della riforma fiscale di Tremonti per quei redditi superiori ai 70mila euro. L’appuntamento degli esecutivi unitari di Cgil-Cisl-Uil del 18 luglio, intende proprio avviare una ampia iniziativa di coinvolgimento dei lavoratori in vista della prossima legge finanziaria sul temi della lotta all’evasione fiscale e al lavoro nero: circa 220 miliardi di euro che mancano ogni anno all’appello. È una battaglia civile e culturale che dobbiamo lanciare, insieme agli enti locali e ad altre categorie di «tartassati», contro chi si oppone al principio costituzionale della progressività dell’imposizione fiscale.
Ed è un bene che il governo Prodi ne tenga conto, superando gli equivoci e le distinzioni di qualche ministro. Non condividiamo le scorciatoie di chi, in nome del presunto «rigore», finisce invece con il coprire lo scandalo della vendita della «licenza» di Autostrade agli spagnoli di Abertis. Non ha alcuna giustificazione la condotta di questi speculatori che hanno lucrato miliardi di euro sul patrimonio pubblico, aumentando le tariffe del 20 per cento in tre anni, senza realizzare gli investimenti concordati. I lavoratori italiani chiedono ora il «conto» attraverso un segnale di discontinuità da questo governo. Queste sono le nostre condizioni per trattare sulla prossima Finanziaria. Welfare, fisco, pubblico impiego, sanità sono tutti settori sui quali la Cisl è pronta a far valere, senza chiudersi a riccio, il merito delle sue proposte.
Sulle pensioni, se si vuole eliminare lo «scalone», possiamo discutere un sistema più flessibile e graduale di uscita, senza modificare i coefficienti, fatti salvi i diritti acquisiti e la libertà di andare in pensione quando si sono raggiunti i requisiti. L’importante è, però, l’avvio, dagli inizi del 2007, della previdenza complementare per sanare una palese ingiustizia per i giovani.
Sul pubblico impiego, abbiamo bisogno di puntare a una grande trasformazione tecnologica e logistica dell’apparato pubblico, riorganizzando le piante organiche, con l’obiettivo di un vera aziendalizzazione, tornando allo spirito della privatizzazione del rapporto di lavoro. In questi ultimi anni si è fatto poco o nulla: non si è investito in ricerca, formazione, mentre si è dato eccessivo spazio allo spoil system, agli appalti privati e alle consulenze esterne (alcune superano 1 milione di euro). Ma siamo contrari alle moratorie contrattuali: un blocco del turn over può diventare un rimedio oculato per regolarizzare i 450mila giovani precari che rappresentano oggi una opportunità per modernizzare il pubblico impiego. Sulla sanità, è evidente che va rivisto il meccanismo della spesa ormai fuori controllo di alcune Regioni. C’è troppa discrezionalità nelle scelte dei manager. Ci sono abusi e ruberie. La politica deve essere, definitivamente, separata dalla gestione. Ma non possiamo tagliare le prestazioni o far pagare a chi sta male il mal governo di un sistema sanitario che va trasformato e reso efficiente, anche con forme di compartecipazione finanziaria degli utenti, in base al reddito, senza intaccare il principio di universalità. L’incontro chiarificatore che abbiamo chiesto al governo Prodi nei prossimi giorni dovrà misurare i contenuti delle reciproche volontà sul metro delle buone intenzioni. La riduzione del cuneo fiscale in maniera «selettiva» ci vede convergenti.
Ma chiediamo anche una misura specifica per favorire gli investimenti nel Sud come la fiscalità di vantaggio. La Cisl si batterà per cambiare il sistema contrattuale, in modo da aumentare i salari, redistribuire la produttività, aziendale e territoriale, con il sostegno pubblico di una defiscalizzazione per il secondo livello contrattuale, come fattore determinante di competitività e qualità. Questa è la strada per una democrazia economica partecipativa, efficiente, solidalmente unitaria nel nostro Paese.
*Segretario generale della Cisl