Si pentono gli ex clienti della Cina Le fonderie fanno il pieno di ordini

Enrico Frigerio di Assofond: «Ora è il momento di investire»

da Roma

La Cina fa un po’ meno paura alle fonderie italiane. Da circa un anno le 1.100 aziende del settore stanno registrando una forte crescita della domanda interna. Enrico Frigerio, il presidente di Assonfond, l’associazione di categoria di Confindustria non fa cifre, ma sulle ragioni non ha dubbi. Sta succedendo in tutto il Continente: le imprese sono sature di ordinativi per il ritorno di quei committenti che in un recente passato si erano rivolti ai cosiddetti Paesi low-cost. Asia ed Europa dell’Est, in particolare. Conta sicuramente la qualità dei prodotti europei. Ma anche «la puntualità nelle consegne, che era un aspetto sottostimato mentre ora è assolutamente prioritario», spiega Frigerio. I committenti che sono tornati a rivolgersi ai produttori italiani lamentano che le consegne del Far East spesso registrano ritardi che superano il mese. E questo a fronte di un aumento consistente dei trasporti via mare. Senza contare che l’aumento della domanda interna ha fatto crescere anche il costo dei prodotti made in China, un tempo destinati quasi esclusivamente alle esportazioni.
Un nuovo scenario che obbliga le fonderie a un cambiamento di strategia. «Dopo anni in cui abbiamo pensato in termini di razionalizzazione in tutta Europa, ora è necessario pensare a un’espansione e agli investimenti». Sfida resa più difficile da un margine operativo lordo che negli ultimi anni si è ridotto proprio a causa della concorrenza dei Paesi emergenti. «Il nostro Ebitda è basso, più basso della media, ed è inferiore al 10 per cento, mentre dovrebbe essere intorno al 16 per cento».
Di spazi per riduzioni dei costi non ce ne sono. «Siamo uno dei settori che più risentono del gap negativo del prezzo dell’energia, per esempio». La politica qualche aiuto lo potrebbe dare. Per esempio a Bruxelles «assistiamo a decisioni difficilmente comprensibili». In sintesi. Si difendono i produttori di coke e ferroleghe con dazi. E poi non si ostacola l’importazione di prodotti che si ottengono con le stesse materie, che spesso sono «destinati ad applicazioni alimentari» come quella relativa ai tubi per i rubinetti. E che non sono sottoposti agli stessi controlli di quelli europei.