Si può agire sui recettori della nicotina per vincere la sindrome da astinenza

Per dissuadere i fumatori, sembra che i divieti non bastino. Né basta ricordare che ogni anno nel mondo il fumo fa 5 milioni di vittime, di cui seicentomila nell’Unione Europea. I dati italiani, come accade spesso, non sono ufficiali. Fonti «attendibili» sostengono che le morti fumo-correlate sono ogni anno poco meno di centomila.
Che cosa bisogna fare, per smettere di fumare? Quali argomenti possono convincere i 12 milioni di fumatori italiani (5 milioni sono donne) che la loro dipendenza è molto pericolosa?
Le risposte arrivano principalmente dalla ricerca farmaceutica. La Commissione europea per il farmaco ha recentemente approvato un nuovo principio attivo (nome chimico: vareniclina) riconoscendo la sua capacità di cancellare l’assuefazione al fumo. Già venduto negli Stati Uniti d’America, questo farmaco sarà presto disponibile negli Stati europei.
La documentazione della sua efficacia consiste in due studi clinici condotti complessivamente su quattromila accaniti fumatori, che fumavano 21 sigarette al giorno ma al terzo mese di trattamento hanno visto quadruplicare la probabilità di smettere. Questo risultato è dovuto al fatto che vareniclina agisce - a livello cerebrale - sugli stessi recettori su cui agisce la nicotina, riuscendo ad alleviare la sintomatologia da astinenza che colpisce i soggetti decisi ad abbandonare le sigarette. Nel dettaglio, quasi la metà (il 45 per cento) dei fumatori trattati col nuovo principio attivo ha smesso completamente di fumare, senza alcun sintomo di astinenza, un altro 25 per cento ha più che dimezzato la dose quotidiana, passando da 21 a nove sigarette. I restanti trenta non hanno cambiato abitudini.
Gli autori di questa ricerca sottolineano che vareniclina è stata ben tollerata. Solo in pochi casi si sono registrate nausea e cefalea. La battaglia contro il fumo nasce da studi clinici che documentano lo stretto legame tra il consumo delle sigarette ed i tumori dell’apparato respiratorio, ma anche dai gravi problemi che insorgono nell’apparato cardiovascolare.