«Si può boicottare la cerimonia d’apertura»

L’Unione Europea potrebbe boicottare la cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici di Pechino in segno di protesta contro la repressione in Tibet. Lo ha sostenuto il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, il quale non ha escluso che la proposta, avanzata dal presidente di «Reporter senza frontiere» Robert Menard, potrebbe finire sul tavolo della riunione dei capi della diplomazia dei Ventisette, in programma la settimana prossima in Slovenia. Kouchner ha precisato che l’iniziativa di Rsf «non ha l’appoggio del governo francese», ma «se ci deve essere una proposta, può solo essere europea». «Perché non esaminarla?», ha aggiunto, «lasciate che la prendiamo in esame». Secondo il titolare del Quai d’Orsay, infatti, non partecipare alla cerimonia inaugurale avrebbe «un impatto meno negativo» di un eventuale boicottaggio totale dei Giochi.
La proposta di Reporter senza frontiere è stata ripresa positivamente anche dal presidente del Parlamento Hans-Gert Pöttering. L’esponente del partito popolare ha spiegato che l’Europa «non può essere d’accordo» con ciò che sta succedendo in Tibet e deve mandare un segnale a Pechino.«Dobbiamo dire ai cinesi - ha dichiarato - che, se questa repressione continua così, ciò susciterà riflessioni e i responsabili politici che vogliono andare in Cina per assistere all’apertura dei Giochi olimpici, come io stesso ho previsto di fare, dovrebbero chiedersi se un simile viaggio sia un atteggiamento responsabile». Secondo Pöttering, «bisogna considerare tutte le opzioni aperte. Se i Giochi olimpici vogliono essere un successo, come vogliamo, la repressione e la restrizione della libertà d’opinione e d’informazione devono cessare».
A questo punto, ha concluso il presidente, «attendiamo un segnale da parte delle autorità cinesi (che dicano) che i diritti umani, la democrazia, i militanti dei diritti civili come Hu Jia siano presi più sul serio e che non saranno più perseguitati». Il riferimento è al dissidente trentaquattrenne Hu Jia, accusato dalle autorità cinesi di incitamento alla sovversione. Una sua condanna, ha avvertito Pöttering, sarebbe «inaccettabile».