«Si riducano le tasse sugli investimenti»

Per trainare l’Italia fuori dalla recessione mondiale occorrono tre misure d’urgenza: diminuire le imposte, aumentare il denaro a disposizione delle famiglie e convincere «il sistema bancario a continuare a fare il proprio mestiere a sostegno delle industrie». Marco Rosi, l’imprenditore che negli anni Sessanta ha fondato quello che oggi è il gruppo Parmacotto, sottolinea le conseguenza della stretta del credito sui progetti delle pmi. Una difficoltà reale a cui Rosi, che è stato a lungo consigliere di Cariparma, aggiunge la speranza che le banche «stiano alla larga dagli eccessi della finanza verificatisi in passato» e sottolinea la delusione per la politica della Bce ancora «molto in ritardo sulla riduzione dei tassi».
Se fosse lei al governo, quale sarebbe la sua ricetta anti crisi?
«Per ottenere una rapida ripresa dell’economia è centrale defiscalizzare gli investimenti delle imprese e aiutare le famiglie. C’è una parte della popolazione in difficoltà con i mutui casa, credo che defiscalizzare le tredicesime sarebbe molto importante per sostenere i consumi, perlomeno sotto il profilo psicologico».
Buona parte dei problemi derivano però probabilmente anche dalla cronica sottocapitalizzazione del nostro sistema industriale?
«Credo siano pochi gli imprenditori che hanno soldi nelle casse di famiglia e aziende indebitate e tanti invece quelli che hanno riposto ogni energia nella propria impresa. Ci si dimentica spesso che fino a 10 anni fa un imprenditore doveva convivere con un costo del denaro fino al 10-15% e che in Italia c’è una fiscalità tra le più penalizzanti a livello internazionale».
Cosa può fare un gruppo alimentare come Parmacotto per ovviare alla battuta d’arresto dei consumi?
«Il settore dei salumi non ha mai mostrato grandi margini di crescita, siamo abituati a svilupparci conquistando quote di mercato. In ogni caso Parmacotto esporta in 17 paesi e ha una forte presenza anche diretta all’estero che credo compenserà la frenata del mercato interno. A fine anno mi attendo un fatturato di 146-147 milioni contro i 137 del 2007 anche grazie alla spinta degli Stati Uniti dove il fatturato è in crescita del 40% e dove il punto vendita da poco aperto a New York sta dando risultati superiori alle nostre stesse aspettative».
E per ovviare alla stretta del credito?
«Il prossimo anno contiamo di ridurre il circolante, potenziare il controllo dei costi soprattutto sul fronte della logistica e di ridurre i magazzini. Tutto questo senza però smettere di puntare sull’innovazione e sulla qualità che credo siano i due veri antidoti anti crisi».
Parmacotto è cresciuto molto negli ultimi anni, sfrutterà la recessione per acquisire ulteriori marchi?
«Potrebbe esserci qualche occasione ma va considerato che anche la disponibilità di denaro è diminuita».