Si riparta dalle riforme, senza urla e pregiudizi

Tutti si chiedono cosa accadrà dopo l’approvazione della legge finanziaria al Senato e pochi, pochissimi, spiegano cosa invece dovrebbe accadere per riportare il Paese ad una diversa stabilità politica. La prima cosa è che le rispettive tifoserie dovrebbero tacere per un po’ di tempo perché il frastuono è un cattivo consigliere. La seconda condizione è di non alzare muri di reciproca incomprensione dividendosi sulla trinariciuta difesa di un governo impopolare o nella richiesta pregiudiziale della caduta del governo. La partita, insomma, non è quella di scardinare una maggioranza già di per sé sbrindellata o dividere l’opposizione al suo interno. La partita è più alta e più complessa e attiene essenzialmente alla natura della nostra democrazia e alla qualità delle nostre istituzioni. La riforma della legge elettorale è l’esigenza più avvertita ma è solo un pezzo della partita politica che si dovrà giocare nei prossimi mesi. La sinistra politica e alcune centrali finanziarie in questi quindici anni hanno distrutto l’antico tessuto democratico-istituzionale e lo hanno sostituito con l’attuale caos. Nelle Regioni e negli Enti locali infatti è sorto un presidenzialismo senza controlli e fonte di grandi sprechi finanziari mentre al centro è nato un pasticcio tra premierato e parlamentarismo con l’effetto devastante di un primo ministro prigioniero e di un Parlamento umiliato. È da qui che bisogna ripartire. Bisogna decidere, in una breve stagione costituente, se si vuole una democrazia parlamentare o una di tipo presidenziale. Il resto ne verrà di conseguenza, dalla legge elettorale al rilancio delle istituzioni elettive e della pubblica amministrazione. L’obiettivo dovrà essere il recupero di un primato della politica contro la malefica tentazione di un governo del Paese messo solo nelle mani di alcune élite che spesso élite non sono.