Si riparte da «17» Attenti ai tranelli da Sneijder a Pirlo

La prima del 2012 riparte con un numero che non è proprio l’emblema del buona fortuna: giornata numero 17. Fuori gli amuleti. E qualcuno ne ha già visto i malefici effetti: la Roma vende Borriello eppoi Osvaldo si rompe per due mesi: guarda caso con un colpo di tacco che tanto piace al calcio nostro, ma tanto poco agli allenatori (Sacchi docet). Se James Pallotta si è portato dagli Usa una bella dose di ferro, oltre ai dollaroni per fermare De Rossi e acquisire un’altra punta, può essere che abbia fatto una buona scelta. Il capo cordata americano è rimasto impressionato da Trigoria. Bene, ma ora dovrà essere lui ad impressionare, togliendo una spina dal cuore del mondo giallorosso. Calcio nostro pieno di spine, e per ora con poche rose. Anzi, le rose ci sono ma restano spinose, vista la pragmatica fibrillazione sul mercato delle grandi squadre. Un calcio pieno di spine potrebbe essere il leit motiv della ripartenza (in senso letterale non calcistico). Basta leggere.
Gli amuleti dell’Inter sono nella statistica: da 12 anni non perde la partita d’inizio anno. E intanto aspetta come un santo benefattore l’olandesino che fa il pierino: Wesley Sneijder ormai si è inventato di tutto per farsi attendere. Vero che aveva messo in preventivo di essere ceduto a gennaio e, probabilmente, non sarà accontentato: lo aveva detto a tutti, familiari compresi. Peccato non avesse fatto i conti con i suoi muscoli deboli. L’Inter riparte senza di lui. «Sarà pronto per il derby e non se ne va», ha detto Ranieri. «Sono quasi pronto, buon allenamento», ha replicato ieri il giocatore su Twitter dove ormai passa a tutti il bollettino delle sue condizioni. Peccato, che prometta, prometta, e quasi mai mantenga. Sneijder, più del «Tevez sì, Tevez no», è il vero problema nerazzurro per veder un futuro più invogliante. Che poi Branca, tra i fumogeni del caso Tevez, abbia chiesto al City uno tra Kolarov (uno degli acquisti di Mancini) e Wayne Bridge (che al Chelsea litigò con Terry per questione di donne), è altra storia. E dimostra che le necessità nerazzurre sono altre: serve un uomo di fascia sinistra. Ma ne ha ottenuto risposta negativa.
E allora occhio al derby. Ad ognuno la sua spina. Il Milan insegue Tevez, ma comunque vada rischierà di trovarsi con un caso Pato. Il Papero sonnacchioso potrebbe rovinare qualche equilibrio interno. Il flirt con la figlia del presidente resta qualcosa di indigeribile da un gruppo: a lungo andare non basterà neppure l’alka seltzer. Eppure i gol del brasiliano sarebbero la scorta più sicura per viaggiare in campionato e provare una trasvolata in Champions. Se il Milan riuscirà a tenere il problema sotto traccia e convincerà il suo papero innamorato a concentrarsi decentemente fino al termine del campionato, sarà un affare degno di un acquisto da 30 milioni. Sennò via il dente, via il dolore, per non rischiare di rovinare una stagione.
Se la passa meglio la Juve, ma già qualcuno si rode guardando la classifica. Lo ha detto Buffon: «Siamo andati forte, eppure il Milan è ancora a pari punti». Sintesi: serve qualcosa di più. La campagna acquisti sta dimostrando la preoccupazione. Stravagante nelle scelte (perchè Borriello?), ma chiara nelle intenzioni. La spina della Juve punge a centrocampo: serve gente che corra, sappia tenere sempre alto il ritmo e riesca a dare supporto dinamico a chi non ne ha. Vedi Pirlo eppoi capisci. A Torino sgranano occhi, non avendo un centrocampista di rango dai tempi di Zidane. Ma il problema dell’ex milanista non sta nei piedi, bensì nella tenuta fisica. E allora arriverà Pizarro per fargli da stampella e tutti pronti a correre di più. Ce la farà la Juve? Ce la farà a tener il ritmo forsennato che le ha permesso di essere superiore ai suoi limiti? Trovata la risposta, tolta la spina, infiorettato il campionato.
Stasera gioca anche la Lazio che finora se l’è cavata niente male. Eppure la squadra sembra aggrappata più al caso che alla propria forza. Magari ancorata ai gol di Klose, proprio come l’Udinese che non può prescindere da Di Natale: terzo lui fra i marcatori, terza la squadra in classifica, avendo segnato esattamente il doppio delle reti del suo principe goleador. Esperienza e storia insegnano che è molto difficile vincere scudetti con un sol uomo al comando (nemmeno Riva al Cagliari era così solo), anche se a Udine comandano soprattutto l’assetto difensivo e il gran giocare. Basteranno? Di solito l’Udinese si inebria, poi si imballa. Si stacca una spina, nel senso della corrente.
Invece sprizza elettricità il duo di Napoli: Mazzarri e De Laurentiis. Rischiano di essere la solita Penelope: fanno e disfano. Litigano troppo per non lasciar traccia. A dispetto della bontà della squadra, del trio d’attacco che la tien in piedi e dei rinforzi che corrono. L’anno passato, l’allenatore rischiò di andarsene perchè il presidente tradì le aspettative nel mercato invernale: tante promesse eppoi briciole. Stavolta la lezione è servita. Ma se quei due non staccano la spina....della corrente, vedi Napoli eppoi ti bruci.