SI RISCHIA IL BIS GENOVESE

(...) Personalmente, non riuscirei a guardarmi allo specchio se volessi tenere il piede in due scarpe. Se qualcuno lo fa, complimenti allo specchio.
Eppure, quello che è successo a Roma è esattamente uguale a quello che potrebbe succedere a Genova fra pochi mesi. La Vincenzi da un lato e Repetto dall’altro sono sempre più tallonati nei sondaggi da Enrico Musso e Renata Oliveri e, complici le vicende nazionali, il sorpasso potrebbe essere questione di giorni. Certo, sono sondaggi. Per di più informali, senza alcuna scientificità e che, come tali, ovviamente non pubblichiamo, visto che siamo gente seria. Ma l’aria che tira, persino a Genova, è quella.
Al momento, i voti decisivi per il vantaggio dei candidati del centrosinistra sono quelli di Rifondazione comunista e della sinistra radicale, che è sempre stata contraria alla privatizzazione dell’Amt, che non vuole saperne di termovalorizzatore e che pensa che il Terzo Valico e le altre grandi infrastutture non siano una priorità di questa città e di questa regione. Posizioni che non sono le nostre, ma che sono legittime.
Marta Vincenzi dice l’esatto contrario, eppure si accinge a un’alleanza di ferro con questa sinistra radicale. E allora cos’è questa se non una «truffa» elettorale, un gioco delle tre tavolette come dicevamo l’altro giorno?
E, soprattutto, ma è mai possibile che, non dico Enrico Musso e Renata Oliveri - che, comunque, nascono tecnici e fuori dalla politica e magari non sono così sottili - ma i politici del centrodestra non denuncino con forza questa vergogna, queste contraddizioni, questo imbroglio agli elettori? Dove sono finiti i dichiaratori che seguivano il caso Zara minuto per minuto? Quelli che andavano in fibrillazione anche solo gli exit poll delle primarie dell’Unione? Può essere che non leggano il Giornale, è assolutamente legittimo. Ma qualcuno li svegli, qualcuno gli faccia il riassunto dei nostri articoli, qualcuno gli consigli di farsi un giro per strada per parlare con i loro elettori, qualcuno gli spieghi quali sono le cose che interessano il loro popolo.
Mi sarebbe piaciuto leggere, anche a proposito del caso Genova, che qualche inquilino della Casa avesse spiegato: «Non si può continuare a dire “quelli sono pazzi“. Il problema è strutturale e finora è stato sottovalutato da molti». Ma l’ha detto Marina Sereni. Una diessina.