«Si sapeva che quel giornale è come l’Unità»

Adalberto Signore

da Roma

Sono quasi le sette di sera quando Silvio Berlusconi arriva negli studi di via Teulada per registrare la puntata di Porta a Porta che andrà in onda di lì a qualche ora. E nonostante la giornata volga ormai al termine, il premier porta ancora scolpita sul volto la tensione che lo accompagna dalla prima mattina, quando la notizia della netta presa di posizione del Corriere della Sera sulla sfida elettorale lo fa letteralmente infuriare.
Il «Corsera» e Montezemolo. Con i suoi il Cavaliere è durissimo, perché - dice - «come la pensassero a via Solferino lo si era capito da tempo» e «mi aspettavo che prima o poi lo avrebbero detto chiaro». Ma che Paolo Mieli «arrivasse non solo a prendere posizione per il centrosinistra ma pure ad auspicare una crescita di An e Udc ai danni di Forza Italia è davvero troppo». D’altra parte, avrebbe aggiunto con un pizzico d’amarezza, non c’è da stupirsi visto che «era proprio Mieli il direttore di quel Corriere che nel 1994 annunciò l’avviso di garanzia contro di me in pieno G7». E poi, spiega ai suoi Berlusconi, «era ovvio aspettarsi una reazione alle mie dure critiche a Luca Montezemolo». Un j’accuse quello al presidente di Confindustria, che il premier avrebbe lanciato in modo freddo e ragionato, con l’obiettivo di stanarlo e scuotere quegli industriali che non la pensano come lui. «Montezemolo - è la convinzione del premier - non rappresenta più gli industriali, soprattutto lombardi e veneti». Le critiche al numero uno di via dell’Astronomia, dunque, avrebbero come fine quello di far emergere tra gli industriali la linea alternativa a quella pro centrosinistra. E avrebbero, dice Berlusconi ai suoi, scatenato la «discesa in campo» del Corriere della Sera. E la conferma di una spaccatura di Confindustria, secondo il premier, starebbe proprio nel fatto che Montezemolo ha deciso di «mandare avanti» il quotidiano di via Solferino e non Il Sole 24 Ore altrimenti «sarebbe insorta mezza Confindustria». E tutte queste considerazioni Berlusconi le traduce davanti alle telecamere di Porta a Porta con una equivalenza che nel suo lessico è più che eloquente: ««I lettori del Corriere già sapevano di leggere qualcosa vicino a l’Unità». E ancora: l’editoriale di Mieli «dimostra che un altro pezzo di società è stato conquistato dalla sinistra». D’altra parte, aggiunge il premier, «applicando la teoria gramsciana della conquista delle casematte del potere» la sinistra ha «occupato tutte le caselle: controlla molte Regioni, senza parlare dell’intreccio negativo tra coop, dirigenti di partito e giunte rosse». Durissime anche le parole che riserva a Montezemolo, perché «non c’è stato nulla tra le cose chieste dalla Confindustria per il rilancio delle imprese che il governo non abbia fatto». «Allora è un ingrato?», chiede Bruno Vespa. «L’ingratitudine - replica secco Berlusconi - è un fenomeno diffuso in questo Paese».
I sondaggi. Il premier torna anche sulla querelle sondaggi. Scartabella qualche foglio e con l’indice sale e scende citando dati e fonti. Due in particolare: Euromedia («l’unico istituto che non sia in combutta con gli altri») e la ricerca americana di cui tanto si è parlato. Tutte e due danno in vantaggio la Casa delle libertà: 50% contro 49,3% nel primo caso, 48,8% contro 48,3% nel secondo. Citando Euromedia va pure nel dettaglio: Forza Italia è al 23, An all’11,5, l’Udc al 6,2, la Lega al 5,2, i Ds insieme alla Margherita arrivano al 31, la Rosa nel Pugno al 3 e qualcosa, i Popolari-Udeur all’1,4, i Verdi al 2,3, i Comunisti italiani 2,1, l’Italia dei valori all’1,3 e Rifondazione al 6,2. Chiosa riservata a Romano Prodi, con cui si confronterà lunedì dopo aver rinunciato alla conferenza stampa di fine mandato: «È solo un prestanome dei partiti di sinistra, ieri in tv faceva quasi tenerezza. È patetico, chi lo vota sceglie l’instabilità. E la sua proposta di tassare le rendite al 20% ha fatto ripartire l’esodo di capitali verso l’estero».
Economia e giustizia. Berlusconi affronta anche la questione della fusione Eni-Enel che, spiega, «non è stata ancora assunta in Consiglio dei ministri». «Ma - aggiunge - non è una cosa da scartare a priori, se ne può parlare». E torna sulla questione giustizia: «Solo 12 italiani su 100 hanno fiducia in questa magistratura che deve tornare a essere un ordine, non un potere».
Applausi. In chiusura il siparietto con Vespa che stoppa un applauso del pubblico nello studio (in fuori onda il conduttore aveva chiesto «un solo applauso», come per Prodi). «Sta assorbendo in modo preoccupante la filosofia della sinistra», dice ridendo Berlusconi. E ancora: «Non violenti il pubblico!».