Si scaldano le ruspe per demolire il «ghetto»

Prima di Natale la giunta ha approvato la variante al piano regolatore: da residenziale l’area diventa degradata. Così il quartiere potrà essere bonificato

nostro inviato a Padova

L’ingegner Michele Donati è un tipo che ama il rischio. Aveva comprato un miniappartamento in via Anelli per farne il suo studio e non è ancora fuggito, anzi è in prima linea con il gruppo dei proprietari per difendere i loro brandelli di diritti. «Le parole del vecchio questore Romano Argenio non lasciano dubbi - sostiene -: era una precisa scelta operativa quella di concentrare gli indesiderati nel complesso “Serenissima” per evitare di trovarseli in giro per la città. Il Comune di Padova, oggi maggior proprietario del complesso, non ha mai svolto controlli adeguati».
Ma è su un altro aspetto, finora passato sotto traccia, che il professionista punta la sua attenzione. La chiave sta in un volume pubblicato dall’editrice universitaria Cedam nel 1999 intitolato «Democrazia virtuosa». Il libro, tra l’altro, affronta il tema della trasformazione del quartiere Stanga (quello di via Anelli) in centro direzionale del Triveneto: di facile accesso dal casello di Padova Est, a poca distanza dalla Fiera e dal centro storico, già ora circondato da centri commerciali e da sedi di banche e uffici. «In quel volume si evidenziava la scarsità di aree edificabili a fronte di un’elevata domanda per costruire le strutture direzionali e commerciali - dice Donati -. Questa situazione di estremo disagio che dura ormai da oltre 10 anni ha costretto i soggetti economicamente più deboli a svendere. Per liberare l’area destinata alla futura “city” del Triveneto non c’è che da mantenere l’emergenza, sgomberare e radere tutto al suolo».
Prima delle feste, la giunta comunale ha approvato la variante al piano regolatore che trasforma l’area di via Anelli da zona residenziale ad area di degrado: ciò consentirà la demolizione e la riedificazione, evitando la ristrutturazione. Il piano di riqualificazione prevede di ricostruire una cubatura leggermente inferiore all’attuale (34mila metri cubi contro 39mila) di cui metà per abitazioni e l’altra metà con destinazione commerciale-direzionale. Gli alloggi scenderanno da 300 a 50 (minore cubatura e maggiore superficie rispetto ai miniappartamenti di oggi). Donati evita la parola speculazione: «Mi domando però se chi compra oggi a 30mila euro dai proprietari terrorizzati ignori veramente che entra in possesso di una porzione d’area pertinente a ciascun “mini” che ne vale 80mila in base al prezzo di mercato, ed è destinata a rivalutarsi ancora». Con la scusa dell’emergenza e con l’appoggio degli immigrati, ai quali si regala la moschea.