Si schianta il fantasma del Milan Ibra non punge e ora sono guai

Crouch, contropiede letale. Abbiati ko. Yepes il più pericoloso. Gattuso perde la testa, rissa con Jordan: non ci sarà nel ritorno <br />

Milano Un tempo per soffrire e un tempo per sperare prima e poi soccombere al culmine di un banale ed elementare contropiede. Questo è il Milan di Champions, piegato a San Siro da un Tottenham padrone del gioco e del pallone per un tempo e finalmente concreto dopo aver rischiato (Gomes è la sua ancora di salvezza) di finire sotto su un paio di capocciate del pirata Yepes.
Non è il primo insuccesso, i numeri in tal senso parlano chiaro: nelle ultime otto sfide di Champions il Milan ha portato a casa una sola vittoria, la prima del girone di quest’anno, contro l’Auxerre. È vero ha un centrocampo rammendato ma forse non basta la giustificazione a spiegare l’affanno del primo tempo, a disposizione degli inglesi che comandano in lungo e in largo, persino nel palleggio senza trovare l’unghiata. Anche perché nel frattempo Abbiati, poi costretto a uscire per un colpo alla nuca, è deciso nel salire in quota per competere con l’altezza di Crouch.
Il Milan impiega un tempo intero per riannodare il filo del gioco e trovare anche nel ritmo la capacità di schiacciare gli Spurs nella loro metà campo. Coincide l’evento con l’ingresso di Pato e l’uscita di Seedorf, mossa scontata ma non decisiva ai fini del risultato. Anche perché nell’occasione, per la prima volta, Ibrahimovic e Robinho mostrano un elettroencefalogramma piatto: sarà che si divertono come ragazzi nel cortile ma nell’occasione non trovano una sola giocata degna della loro intesa, da ricordare. E infatti il miglior attaccante risulta Yepes per quelle due testate che esaltano il portiere in maglia arancione. L’unica opportunità, autentica, capita in pieno recupero quando Ibrahimovic si guadagna una citazione per una rovesciata finita in gol ma cancellata dall’arbitro per la spinta galeotta inflitta al rivale. Non mancano le scintille nel finale tra Gattuso, il migliore dei suoi, e Joe Jordan, ex rossonero, ora vice di Redknapp sulla panchina londinese.
Il Tottenham ammirato ieri sera ha una vera parentela con la squadra che è riuscita a mettere sotto l’Inter a Londra e con Bale provò una clamorosa rimonta nell’ultimo tratto di sfida. Ha personalità e talento, vivacità fisica da spendere. Il Milan sbatte contro il suo tabù: l’eliminazione agli ottavi, la terza di fila, è a un passo.