Si sfalda il pool che scoprì il buco Ora l’indagine rischia di arenarsi

Dopo l’uscita dei procuratori Panebianco e Zincani e di molti ufficiali della Finanza, anche il pm Ioffredi pronta al trasferimento

Gianluigi Nuzzi

da Milano

La domanda è ancora al vaglio del Csm, ma a Palazzo Marescialli danno ormai per scontato il trasferimento. Antonella Ioffredi, uno dei magistrati di punta del Pool che conduce l’inchiesta sul crac Parmalat, lascia l’inchiesta su sua espressa richiesta. Arrivata nove anni fa da Piacenza, se ne andrà a una sezione civile del Tribunale. Così il pool di inquirenti che 18 mesi fa ha iniziato a indagare sul più eclatante crac della nostra storia finanziaria perde un altro pezzo. L’imminente addio della Ioffredi segue infatti quello di un procuratore capo, di un procuratore reggente e di diversi ufficiali della Gdf.
L’indagine era decollata nel dicembre 2003 con la richiesta di fermo per Calisto Tanzi firmata dalla Ioffredi e da Silvia Cavallari. Le due Pm nelle prime settimane lavorano in tandem da sole, raccordandosi con i Pm di Milano. Ma ben presto si capisce che l’orizzonte investigativo è davvero sconfinato.
E così a metà gennaio del 2004, viene affiancato Vincenzo Picciotti, in arrivo da Napoli e al suo primo incarico. Il Pool sembra quindi formato. Interagisce con la Gdf, in particolare con Domenico Fornabaio, comandante del gruppo verifiche speciali di Bologna. Tempo due settimane e si registra la prima fuoriuscita. Clamorosa. Dopo 15 anni da procuratore capo, Giovanni Panebianco va in pensione. Una scelta quasi forzata: il Csm aveva aperto nei suoi confronti la procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale dopo la richiesta di rinvio a giudizio formalizzata dalla procura di Firenze per corruzione in atti giudiziari.
Per la città è uno schiaffo, per i tre Pm un momento difficile. Il 9 febbraio arriva in fretta e furia da Bologna Vito Zincani che assume la reggenza dell’ufficio. Ma nemmeno lui rimane molto. Dopo un anno e mezzo di sostituzione, concluse le sue indagini, va alla procura generale di Bologna. A Parma arriva da Piacenza Gerardo Laguardia. E così al vertice dell’ufficio in appena 18 mesi si succedono tre capi.
Trasferimenti, promozioni e permessi studi anche nella squadra delle Fiamme gialle. Nei primi mesi gli inquirenti impegnati sono quelli delle «sezioni speciali» del nucleo regionale. Anche qui il testimone passa spesso di mano. A luglio Fornabaio va a comandare il nucleo provinciale di Bolzano.
A Bologna viene creato ad hoc un secondo gruppo «verifiche speciali» con 35 uomini alle dipendenze del tenente colonnello Livio De Luca. Organigramma su tre sezioni, l’unità operativa vede succedersi diversi ufficiali: il capitano Gilardenghi, ad esempio, dopo qualche mese viene trasferito in Friuli, mentre il maggiore Massimiliano Parpiglia, dopo gli interrogatori di Tanzi e Tonna è andato a Roma. Per un intero anno ha seguito un corso di qualificazione.
Doveva andarci anche il collega di corso di Parpiglia, il maggiore Massimo Pontillo, ma è restato nel secondo gruppo verifiche speciali per non perdere tutti gli ufficiali che possiedono la cosiddetta «memoria storica» dell’inchiesta. Giustamente né Bologna, né l’Emilia Romagna sono rimaste fuori dalla tradizionale annuale raffica di promozioni e trasferimenti. E così a fine agosto cambia l’intero vertice. Il comandante del nucleo regionale, il generale di brigata Maurizio Raponi, lascerà l’incarico per assumere il comando regionale dell’Umbria. E il generale Flavio Zanini lascerà il posto al nuovo comandante dell’Emilia Romagna Luciano Carta, neogenerale di brigata in arrivo da Livorno.
Insomma, bisogna considerare che siamo di fronte a un’inchiesta enorme con atti raccolti in migliaia di faldoni per oltre un milione e mezzo di fogli. Un esempio: agli avvocati sono stati consegnati addirittura 18 dvd con la memoria di quasi tutti gli atti, mentre molti documenti sono presenti solo in copia cartacea. Un’inchiesta su un buco da 14 miliardi di euro e che ancora non ha fatto emergere tutti i protagonisti e le responsabilità. Per scoprirli serve che la memoria, fatta anche di sfumature e impressioni, non vada dispersa o compromessa da troppi avvicendamenti, traslochi e sostituzioni.

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