Si sfascia la Destra Storace: «Mai nel Pdl Piuttosto me ne vado»

A meno di un anno dalla fondazione, il partito si spacca sull’ipotesi di accordo con Berlusconi. Il segretario: «Non ci penso nemmeno». E rimette il mandato. Aria di smobilitazione nella base

da Roma

Nemmeno il tempo di spegnere la prima candelina che c’è già aria di crisi per La Destra. Il partito di Francesco Storace, che rimette il mandato ma mantiene i poteri fino al congresso di novembre, si ritrova a Orvieto per la conferenza programmatica nel momento più difficile della sua breve storia. Venuto alla luce il 27 luglio dell’anno scorso, battezzato alle urne da un risultato non troppo lusinghiero, il movimento politico della destra sociale, nello sforzo di restare fuori dal processo di aggregazione del Pdl, pare a un passo dal collassare su se stesso, spaccato al suo interno proprio dal discrimine del «restare soli», e proprio mentre, negli interventi del meeting umbro, si ripete come un mantra l’importanza di preservare «l’unità del partito» e la «purezza dei nostri valori».
Prima c’è stato l’addio doloroso di uno dei fondatori, Luciano Buonocore, garante degli iscritti e membro del comitato politico, che saluta e poi fonda il movimento «destra libertaria», piantandone i picchetti dentro al campo del Pdl. Poi, giovedì scorso, l’attacco al governo di Storace per lo sbarramento alle prossime elezioni europee, bollato come un modo «per sbarazzarsi degli avversari». E ieri, la scelta del segretario della Destra di rimettere il proprio mandato, in polemica con quanti dentro al suo partito appaiono sedotti, in modo non troppo celato, dalle sirene del partito unico. «Non sono più disponibile a sopportare ipocrisie al nostro interno», tuona dal palco di Orvieto il segretario: «Abbiamo dato la possibilità di presentare altre candidature, altre mozioni, e se ci fossero due, tre, quattro candidature in campo mi batterei come un leone affinché il segretario del nostro partita lo scelga la nostra base e non Silvio Berlusconi». Insomma, il messaggio è che se altri si faranno avanti al congresso di novembre, il fondatore Storace lascerà l’incarico, continuando a «militare» per mantenere l’indipendenza del partito. Ma per l’ex Buonocore quanto avviene a Orvieto è il segnale che La Destra «si sta frantumando» nell’esplosione di «giochi di potere per la lotta alla segreteria». Duro anche il commento del presidente della Destra, Teodoro Buontempo, che concorda con Storace sull’esistenza di «manovre fuori di casa nostra per farci arrivare a ottobre con la legge elettorale sulle europee e poterci così cancellare». Pure il presidente del partito però non nasconde i timori di una fronda, attaccando certe dichiarazioni di apertura al Cavaliere lette sulla stampa: «Non sono disponibile - avverte - in un momento importante come questo a consentire qui a Orvieto un linguaggio e sui giornali un altro».
La divisione c’è, l’unità un po’ meno. Perché, mentre Buontempo e Storace ringhiano anche in direzione del loro stesso recinto, e l’ex ministro della Salute insiste nel non concedere aperture in direzione del Popolo della libertà («non ci penso nemmeno un istante, io non c’entrerò mai», dice ancora dal palco), l’ex candidata premier del partito, Daniela Santanché, tra i distinguo («non abbiamo intenzione di svenderci») lascia aperta la porta: «Col Pdl dobbiamo parlare e discutere». E i percorsi futuri di un partito che scopre di avere due anime, dopo Orvieto non sono più chiari.