Si sono accorti pure loroLa giustizia va riformata

<p>Il ministro della Giustizia: la lentezza del sistema danneggia l'economia. Il primo presidente della Corte di Cassazione: "Nei giudizi d'appello durata in aumento del 9%. Nei tribunali del 3,1%". Cosa fare? "E' indispensabile depenalizzare"</p>

Il cattivo funzionamento della giustizia è uno dei problemi più gravi che affliggono l'Italia. Un'emergenza che è doveroso fronteggiare al più presto, se davvero vogliamo ridare slancio al nostro Paese. Il ministro della Giustizia, Paola Severino, nel suo discorso alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario ha detto che "al costo oggettivo del servizio giustizia, eccessivo e da razionalizzare, si somma l’enorme costo sociale di questa inefficienza". La Severino ha poi sottolineato il "grave problema" del "recupero di efficienza degli uffici giudiziari, rispetto a una domanda di giustizia nettamente sovradimensionata in confronto con le altre democrazie occidentali". L’inefficienza non è solo una brutta parola, ma rappresenta un costo pagato dalla collettività. Un costo enorme, pari all’1% del pil.

Uno degli aspetti più importanti su cui riflettere è che la richiesta italiana di giustizia è "sovradimensionata" a confronto con le altre democrazie occidentali. Questo contribuisce a rallentare il sistema, soprattutto nel ramo civile, penalizzando l’economia. Un problema "grave" che si somma, secondo il ministro, "alle gravi distorsioni create dalle numerose forme di illecita sottrazione di denaro al circuito della legalitá", fattori che "destabilizzano valori sani come quelli della concorrenza leale tra le imprese e depauperano le risorse economiche sane del Paese".

Il Guardasigilli ricorda ancora una volta la legge delega voluta dal governo per riordinare il sistema giudiziario e tentare di ridurre l’inefficenza. L’inizio della riforma, ha detto il ministro, è "la creazione del Tribunale delle Imprese". A esso si affiancheranno a breve altre iniziative, per "diminuire il flusso in entrata della domanda di giustizia, garantire la specializzazione dei giudici, aggredire con decisione l’arretrato, procedere alla razionalizzazione organizzativa e tecnologica dell’intera struttura amministrativa dei servizi giudiziari". Ruolo importante rivestirà anche la scuola della magistratura, che dovrà occuparsi della formazione di magistrati e aspiranti dirigenti. "L’obiettivo di tutti noi - ha concluso Sla everino - è dar vita a una nuova cultura del magistrato, capace di occuparsi tanto del difficile compito di amministrare la giustizia quanto l’onoreso incarico di organizzare e amministrare le strutture e gli uffici che da lui dipendono in maniera efficace e produttiva"

Ma i magistrati cosa dicono? Il primo presidente della Cassazione, Ernesto Lupo, nel suo intervento sottolinea che "il mutamento dell’atmosfera politica, istituzionale e culturale, che dirada le nubi che si erano addensate sul nostro impianto costituzionale ci fa ben sperare sul mantenimento del quadro istituzionale, fondato sui valori fondamentali della nostra Costituzione". Un modo come un altro per dire che ora le riforme si possono fare. Fino a pochi mesi fa no. Dopo aver elogiato lo sforzo del nuovo esecutivo, Lupo spiega sottolinea la "miopia dei tagli lineari che sono stati indiscriminatamente operati e che compromettono la possibilità per l’amministrazione giudiziaria di realizzare quel salto di qualità che rappresenterebbe un efficace contributo alla ripresa della crescita economica e civile del Paese".

Gli organici della giustizia

Lupo definisce "particolarmente grave" la scopertura degli organici dei magistrati, "specie se raffrontata all’esorbitante numero di avvocati": su un organico nazionale di 10.109 posti, "le unità mancanti sono 1.375 di cui 1.146 negli uffici giudiziari". Ed "ancora più allarmante" è la situazione del personale amministrativo e tecnico: il blocco del turn over, in atto da oltre un decennio, "ha portato l’organico dalle 46.220 unità della fine degli anni ’90 alle attuali 39.198, con una scopertura al 12% che pesa soprattutto sugli uffici giudiziari" e anche il settore informatico e dell’assistenza sistemistica appare "pesantemente penalizzato dai tagli decisi dai precedenti governi e dalla correlata impossibilità di programmazione". A fronte di questi numeri, che evidenzxiano una situazione difficile, Lupo sottolinea che i magistrati italiani, pur lavorando schiacciati dalla montagna di quasi 9 milioni di cause pendenti, continuano a detenere primati di produttività in Europa".

E i numeri della giustizia

La durata media dei processi civili continua ad essere "caratterizzata non solo da una perdurante eccessiva lunghezza, ma anche da un incremento in tempi medi di definizione dei processi", denuncia Lupo. "In particolare, nei giudizi di appello - ricorda Lupo - la durata media è aumentata da 947 giorni del 2010 a 1.032 nel 2011 con un incremento del 9%. Nei tribunali è salita da 456 giorni nel 2010 a 470 giorni, con un aumento del 3,1%. Davanti ai giudici di pace è stata di 353 giorni, con un incremento dell’11,3%. Il rilievo appare scoraggiante, soprattutto se posto in relazione con le numerose condanne riportate dall’Italia per la lesione del diritto alla definizione del processo entro un termine ragionevole".

Vietti: troppi uffici giudiziari

"Duemila uffici giudiziari ospitati in tremila edifici rappresentano un costo insostenibile", ha detto il vicepresidente del Csm Michele Vietti, sottolineando che la crisi economica impone "sacrifici" anche agli operatori della giustizia. Sacrifici "non fine a se stessi ma volti a liberarci delle zavorre che ritardano quella risposta di giustizia tempestiva ed efficace a cui i cittadini hanno diritto".