«Si sono inventati un premio per me. Che volere di più?»

Il regista smorza le polemiche: «È il primo riconoscimento importante nel mio Paese». La Deneuve: «Scegliere è sempre difficile. Ma sul vincitore non ci sono mai stati dubbi»

Pedro Armocida

da Venezia

Come ogni anno, ed è forse il bello di tutti i festival, il verdetto della giuria riesce sempre a creare dei dissapori. Questa volta ciò che ha più stupito è stata la creazione ex novo di alcuni riconoscimenti come il Leone d'argento rivelazione andato a Nuovomondo di Emanuele Crialese. Si direbbe un premio di consolazione anche se la presidentessa della giuria Catherine Deneuve usa, a fatica, durante l'incontro con la stampa a fine serata, le sue migliori arti diplomatiche per smentire ipotetici dissapori tra i giurati (gli altri componenti erano Juan José Bigas Luna, Paulo Branco, Cameron Crowe, Chulpan Khamatova, Park Chan-wook, Michele Placido): «Abbiamo utilizzato questo premio come un jolly per darlo a Crialese. Volevamo che questo film ricevesse un riconoscimento». E poi, a chi le chiedeva come si facesse a considerare Crialese, al suo terzo film, una rivelazione, ha risposto: «La gente ha la memoria corta. Una seconda opportunità potrebbe essere importante per la sua promozione all'estero». Il regista chiamato in causa, da gran signore qual è, ha cercato di smorzare ogni tipo di polemica nonostante l'emozione: «Bisogna ricordare che questa è una Mostra d'arte, io sono orgoglioso già solo del fatto di essere stato selezionato tra tanti autori importanti. Questo è un incoraggiamento a fare molto e di più. C'è da sperare in un futuro roseo per me. È un premio inventato quasi esclusivamente per il film e ciò mi onora». Per poi aggiungere: «È un Leone con le ali bellissimo ed è il primo premio importante nel mio Paese. Il successo di critica e di pubblico che ho avuto è stato come una grande carezza. Anche se debbo dire che fare un film è molto faticoso, ma presentarlo in un festival come questo lo è ancora di più». Tra i giornalisti però c'è stato anche chi ha contestato la Coppa Volpi per il miglior attore a Ben Affleck provocando una ferma reazione della Deneuve che si ostina a volersi far chiamare mademoiselle invece di madame: «Scegliere tra attori dello stesso livello è stato molto difficile però a un certo momento bisognava farlo. Tanti altri potevano vincere. D'altra parte è impossibile essere giusti nel vero senso della parola. Ci assumiamo quindi questa responsabilità di giudicare e di decidere a favore di uno o di un altro, è una cosa che succede anche nella vita». Più liscio e lineare invece il percorso della Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile andato all'unanimità a Helen Mirren, due volte nominata all'Oscar per Gosford park e La pazzia di re Giorgio, già in giuria due anni fa qui a Venezia e straordinaria interprete di The Queen di Stephen Frears nel ruolo della regina Elisabetta, che ha così ringraziato: «È sempre motivo di angoscia vedere la propria creatura muovere i primi passi ma è stato per me un grandissimo onore. I premi sono cose bellissime, è come stare su una bolla che vola e poi, quando scoppia, cadi a terra di colpo». E poi, sfoderando il suo britannico sense of humour, si concede due battute: «Visto che interpretavo la regina cercavo di non assomigliarle affatto per non sembrare troppo vecchia. Non sappiamo però come la regina abbia accolto il film ma un conoscitore dell'ambiente reale mi ha detto che avrà sicuramente detto una frase come questa: "Be' sarebbe potuto essere peggio, posso avere un gin-tonic per favore?"». Per quanto riguarda il Leone d'oro a Still life del cinese Jia Zhang-Ke, la Deneuve ha rivelato che «su questo titolo non ci sono mai state discussioni». Il regista cinese ha quindi ringraziato e promesso che continuerà a esprimere nei suoi film «i problemi degli strati sociali più poveri. Perché in Cina stanno avvenendo grandi cambiamenti che rispetto ma che voglio raccontare».