Si spacca il cda: saltano le nuove nomine

da Roma

Nulla di fatto ieri nel Cda di Viale Mazzini che si è spaccato bocciando le proposte del direttore generale. Sul tavolo del Consiglio di amministrazione della Rai ieri mattina c'erano le linee guida di ristrutturazione per tre settori strategici dell'azienda come le risorse umane, le risorse tv e la direzione acquisti e servizi con relative nomine di vicedirettori, su proposta del direttore generale Claudio Cappon.
Dopo un'ampia discussione, i rappresentanti della Cdl in Cda hanno chiesto la sospensione momentanea della riunione per una pausa di riflessione. Ma al loro ritorno hanno espresso definitivamente il loro parere negativo ma sono state ugualmente messe in votazione le linee di ristrutturazione operativa.
A questo punto il Cda si è spaccato e il voto è stato negativo con 5 no e 4 sì. Per questa ragione non si è per niente arrivati a votare sulle nomine, mentre il consigliere Nino Rizzo Nervo ha abbandonato la riunione polemicamente. Non sono mancate le polemiche. «Senza una riforma complessiva della governance, cioè degli assetti interni, la Rai è condannata ad essere immobile ed impotente, malgrado le enormi potenzialità professionali presenti in azienda» ha dichiarato Giorgio Merlo, vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai, secondo cui «la spaccatura che si è verificata stamane nel Cda conferma che questa situazione non può durare all'infinito».
«Tocca al centrosinistra - prosegue Merlo - accelerare una riforma che metta fine a questo pesante condizionamento del centrodestra». Le parole di Merlo hanno fatto scattare le reazioni della Cdl. il vicepresidente del gruppo di Forza Italia alla Camera, Paolo Romani, componente della commissione di Vigilanza Rai ha dichiarato «intollerabili le minacce di Merlo sugli assetti del vertice della Rai». Attacchi dalla sinistra sono arrivati al consigliere Angelo Maria Petroni. «Quello che è successo - sostiene Giuseppe Giulietti, esponente Ds e componente della Commissione di Vigilanza Rai - conferma che il consigliere Petroni non è lì in rappresentanza del ministero dell'Economia ma svolge in modo esplicito la funzione di capogruppo del centrodestra». In difesa di Petroni è sceso in campo il presidente della commissione di Vigilanza Rai, Mario Landolfi: «È singolare che esponenti della maggioranza di governo chiedano, in nome dell'autonomia aziendale, la rimozione dalla Rai del consigliere Petroni. L'attuale Cda, la cui scadenza è fissata nel 2008, è pienamente legittimato ad agire». Sul caso Petroni è intervenuto anche il vicecoordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto che ha citato la Finanziaria. «Il terzo comma dell'articolo 41 -dice- ipotizza una sorta di plotone d'esecuzione nei confronti di tutti coloro che sono stati nominati nei consigli d'amministrazione dal precedente governo. Secondo una delle interpretazioni in campo, inoltre, sembra che nel mirino ci sia anche il rappresentante del Tesoro nel consiglio d'amministrazione della Rai. Chi fa questa operazione, poi, ha la faccia tosta di parlare di corretti rapporti tra maggioranza ed opposizione».