Si spendono 500mila euro al mese per non far lavorare cento operai

da Napoli

«Impianto al completo». Anche se un cartello così, per indicare che non c’era bisogno di mano d’opera, non è mai apparso davanti agli impianti di cdr (il combustibile derivato dai rifiuti) della Campania, la situazione era tale da non consentire ulteriori assunzioni. Invece no. Nel 2006 ci furono delle assunzioni che non dovevano essere fatte. Un centinaio, che pesarono enormemente sui bilanci del Commissariato di governo per la emergenza rifiuti in Campania.
Lo scenario dove è andata in onda questa ennesima storia di sprechi di denaro pubblico è quello disegnato dal procuratore aggiunto, Aldo De Chiara e dai due sostituti Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo responsabili dell’indagine sullo scandalo dei rifiuti, che ha provocato l’arresto di 25 persone. Arresti eccellenti, tra i quali quello di Marta Di Gennaro, la vice di Guido Bertolaso all’epoca in cui il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai rifiuti guidava il Commissariato, i vertici della Fibe spa e della Ecolog (società titolare dei treni con cui fino al 2007 sono stati trasportati i rifiuti campani in Germania) e altri ancora.
Nelle telefonate intercettate e contenute nella ordinanza di custodia cautelare (643 pagine), emessa dal guidice delle indagini preliminari Rosanna Saraceno, c’è anche la storia di queste cento assunzioni. Si tratta di persone impiegate nei vari impianti di cdr, assunte a tempo determinato. Ma, trascorso un anno, questi «lavoratori» sono passati dallo status di dipendenti a tempo determinato a quello sicuramente più rassicurante, ‘o posto, di dipendenti a tempo indeterminato. E da una delle centinaia di telefonate intercettate dai carabinieri del Nucleo tutela ambiente di Roma, sarebbe emerso che questi dipendenti non servivano. Significativa appare una conversazione tra Ciro Turiello (collaboratore di Bertolaso e in passato anche direttore dell’Asia, l’azienda incaricata della raccolta dei rifiuti a Napoli) e uno degli indagati, sottoposto al regime degli arresti domiciliari, Giuseppe Iavazzo, responsabile dell’Ufficio flussi del commissariato. Ciro Turiello segnala a Iavazzo che nell’impianto di cdr di Caivano la situazione è «diventata esplosiva» e che «gli operai vengono pagati ma non lavorano». Questi lavoratori regolarmente retribuiti per fare assolutamente niente sono costati alla comunità qualcosa come oltre 500 mila euro al mese. Con la beffa che Napoli e la Campania sono un immondezzaio da tre anni, con le emergenze che si succedono l’una con l’altra. Insomma, la storia di questi dipendenti dei cdr somiglia a quella di oltre 2500 lavoratori socialmente utili, pagati per non lavorare, nonostante la buona volontà di rendersi utili che animava e ancora anima molti di loro.
Sulla vicenda dei dipendenti dei cdr, pagati per starsene con le mani in mano, è intervenuto il consigliere comunale di Napoli del Popolo della libertà Andrea Santoro. «Più si scava nell’affaire monnezza - spiega l’esponente del centrodestra - e più emergono fatti scandalosi. Per questo motivo Napoli, per voltare veramente pagina, deve ottenere le dimissioni dei due principali autori di questo sfascio: il sindaco, Rosa Russo Iervolino e il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino. Non è un caso che quest’ultimo sia stato rinviato a giudizio».
Carminespadafora@libero.it