«Si è ucciso perché era crollato il suo sogno»

LE REAZIONI Dolore e rimpianti nei corridoi del San Raffaele. Medici e infermieri, politici e gente comune, tutti scossi dalla fine di Mario Cal, il braccio destro di don Verzé

«Era una brava persona, una guida per tutti noi». Non smettono di ripeterlo i medici, gli infermieri e i dipendenti del San Raffaele. Che fanno quadrato tra di loro per darsi forza, come avviene nelle grandi famiglie. Tutti parlano a bassa voce nella cittadella ospedaliera di via Olgettina. Per dolore, per rispetto. La notizia del suicidio di Mario Cal, braccio destro di Don Verzé, si abbatte violenta sull’istituto, già messo a dura prova dalle ultime vicende amministrative. E per un attimo la routine ai piedi della cupola su cui campeggia l’arcangelo Raffaele si paralizza. In pochi hanno voglia di parlare, tengono i ricordi per sé. «E Don Verzé? - si chiedono subito tutti - Lo sa già? Come sta?». Ognuno all’interno dell’ospedale è ben consapevole della botta morale che una notizia del genere può provocare in «Don Luigi», che con i suoi 91 anni si è già trovato a dover sopportare un altro duro colpo giusto tre giorni fa: la cessione di tutte le deleghe al nuovo vice presidente del cda Giuseppe Profiti. Lasciando di fatto la sua creatura nelle mani della Santa Sede. E costringendo quindi i suoi fedelissimi, tra cui appunto anche Cal, a fare un passo indietro. «Abbiamo avvisato Don Verzé piano piano, con cautela» spiega il responsabile della comunicazione del San Raffaele, Paolo Klun. Ci hanno pensato i suoi stretti collaboratori a sostenerlo: Gianna Maria Zoppei e Raffaella Voltolini. A raccontare gli ultimi momenti di Cal è Michele Carlucci, direttore del pronto soccorso, che parla di un disperato tentativo di rianimarlo con «ripetute manovre».
Riservatissima anche la messa del pomeriggio, celebrata da monsignor Paolo Natta nella cappella interna all’istituto, la chiesa Madonna della Vita, e aperta esclusivamente ai dipendenti. Tra di loro c’è anche Stefania, la segretaria a cui Cal ha lasciato un biglietto di scuse e di ringraziamento prima di impugnare la pistola. A riassumere il clima che si respira in ospedale è l’avvocato Rosario Minniti: «Per Cal era crollato un sogno».
«Don Verzé ha lasciato, Cal non c’è più. E noi, che fine faremo?» si chiedono alcuni medici di mezza età nel piazzale dell’ospedale. Per ora non c’è spazio per le risposte, solo per lo sconcerto e per i ricordi. Anche le istituzioni esprimono il loro cordoglio per quanto accaduto. «Sono attonito e profondamente addolorato per la tragica della morte di Mario Cal - commenta il presidente lombardo Roberto Formigoni - Mi stringo alla famiglia manifestandole solidarietà e vicinanza per il terribile dolore che deve sopportare. Elevo una preghiera al Signore perché manifesti la sua misericordia». «Ho appreso della morte di Cal - interviene il presidente della Provincia Guido Podestà - con lo struggente dolore provato da tutti quelli che conoscevano l’uomo e il professionista e che si sono ritrovati attoniti di fronte alle circostanze in cui è maturata la tragedia». L’assessore alla Sanità Luciano Bresciani conserva un ricordo di Cal che va oltre le riunioni di lavoro e gli incontri ufficiali. È un ricordo che riconduce alle «emozioni più autentiche, quelle sportive, e al tifo per le maglie fuxia». I due infatti condividevano la passione per il ciclismo. Il nuovo cda targato Vaticano pubblica un comunicato in cui esprime «dolore e sgomento» e in cui parla «di un gesto grave e imprevedibile che accresce la consapevolezza sulla delicatezza e sulla gravità dell’attuale situazione in cui si trova la fondazione e la necessità del massimo impegno con la piena partecipazione e guida spirituale del presidente per il pronto risanamento del San Raffaele».