Come si vive tra 33 anime e tante mucche

A Morterone, vicino Lecco, non ci sono né scuole né farmacie

Mari Mollica
Trentatré anime e tante mucche. Le uniche che possono permettersi ancora il lusso di risiedere a Morterone, il comune più piccolo d’Italia, secondo il censimento Istat. Nemmeno il sindaco può abitarci: «Chi resiste è solo perché lavora in paese», spiega Giampietro Redaelli, il primo cittadino al quinto mandato. Lui, dirigente industriale in pensione, ha dovuto vivere altrove. Ma ci tiene ad amministrare Morterone, in provincia di Lecco, insieme ai suoi quattro assessori e dodici consiglieri comunali. «Facciamo volontariato. Non prendiamo una lira e dobbiamo sbrigare tutto noi, perché non esiste personale amministrativo. C’è solo una segretaria part-time». Del resto tra gli abitanti, che per metà fanno di cognome «Invernizzi», due famiglie vivono di pastorizia, una gestisce l’unico ristorante. Altri fanno i muratori. E poi non rimane nessuno. «Se ne sono andati tutti negli anni 50, quando, dopo mille anni, è finita l’epoca della transumanza». Era l’unica attività che teneva vivo questo pugno di case ai piedi del Resegone. Oggi rischia di trasformarsi in un villaggio fantasma. La posta arriva una volta a settimana, niente scuola, né tabaccaio, né farmacia. Niente svaghi, c’è solo la chiesa. Che apre solo per la messa di domenica. I quattro ragazzi in età scolare si arrangiano in qualche modo per completare gli studi. E stessa sorte toccherà anche al pupo che è appena nato. «Ma se uno è innamorato di questo posto, non fa cambio nemmeno con Roma». Perché a rimanere in questo eremo, a quindici chilomentri di tornanti dal paese più vicino, ci sono anche dei vantaggi: «Pace totale, ambiente incontaminato. Non si muove una foglia, zero delinquenza».
Gli unici problemi che hanno dovuto affrontare sono stati i piccoli danneggiamenti alla chiesa e alla Pro Loco che qualche teppistello ha fatto d’inverno, quando il paese è ancora più deserto del solito.