Si vota in 31 Comuni: Monza vuole la svolta

Seicentomila elettori della Provincia di Milano al voto per scegliere trentuno sindaci. Urne aperte oggi (dalle 8 alle 22) e domani (dalle 7 alle 15). Centoventotto candidati sindaco. Due le sfide importanti: Monza e Sesto San Giovanni.
Monza - Quello di sinistra fa l’architetto. E racconta ai cronisti che, lui, è abituato al rumore dei cantieri. Già, a Monza, il candidato sindaco della sinistra ha cementificato il possibile e l’impossibile, anche in Brianza. La sua amministrazione, carta canta, è un inno al mattone e alle motoseghe: infatti, la giunta “rossa” degli alberi si è sempre dimenticata quando si è trattato di approvare i piani di lottizzazione delle Coop. Ma lui, l’architetto con il portafoglio a destra e il cuore a sinistra, si definisce ambientalista.
L’altro, Marco Mariani, è un medico, specializzato in Ortopedia e Traumatologia. Lui ai rumori dei cantieri non è abituato. Di Monza è già stato sindaco e, oggi, vuole riportare il buon governo in città. Come? «Dico una banalità, ma rispondo “dando una risposta ai problemi della città di Monza”. Problemi che tutti conosciamo: il traffico, l’urbanistica, il trasporto pubblico, i parcheggi. E la sicurezza dei cittadini contro la delinquenza, la droga, la prostituzione, il commercio abusivo».
Impegni del centrodestra che si candida a guidare quella Monza che nel 2009 diventerà capoluogo della Provincia di Monza e Brianza con ottocentomila abitanti. Impegni reclamati dalla città che, oggi, va al voto. Poco più di novantasettemila elettori che nella sfida borghese e moderata monzese non ne possono più di un sindaco come l’architetto figlio di papà architetto, marito di architetto e padre di un neo-architetto. Valutazione non del cronista ma sunto delle lettere e degli articoli pubblicati sui quotidiani locali, dove il sindaco viene fatto a pezzetti dai cittadini. Motivo? Lui e i suoi pasdaran, primo in testa l’architetto Alfredo Viganò, non fanno partecipare la gente alle scelte nemmeno quando si tratta di «allargare un marciapiede» o di decidere se «piantare rose o gardenie».
Amministrazione che approva un Pgt, piano di governo del territorio, senza nemmeno discuterlo con la minoranza. Come se Monza fosse la capitale della Bulgaria. Quisquilie per il sindaco uscente neppure capace di un augurio all’avversario mentre da Mariani e dalla Cdl è arrivato a Faglia un «in bocca al lupo sincero».
Sesto San Giovanni - Il figlio di Abramo Oldrini, storico sindaco dell’ex Stalingrado d’Italia, spera nel bis. Stavolta però Filippo Penati non è schierato con Giorgio Oldrini: troppo distanti, quanto il primo è riformista tanto il secondo è comunista, anzi «cubano». Appellativo che a Giorgio Oldrini fa solo piacere: infatti, lui, vorrebbe che Sesto fosse una piccola Cuba e, dicono i sestesi, c’è quasi riuscito. Troppo, davvero troppo anche per l’elettorato di sinistra che, in questa campagna elettorale, è stato alla larga da Oldrini. Certo, difficile che da lì, dalla sinistra, arrivi un voto pro-Pasini ma facile prevedere che Oldrini non riuscirà a incassare quel 64 per cento di consensi raccolto cinque anni fa. E lo scrivono, i cittadini, sul forum del Comune: una litania di proteste, una dietro l’altra per il mal governo della giunta «rossa».
Ma Pasini? Be’, l’imprenditore 75enne se la gioca, quasi testa a testa, con il sindaco «cubano». Sfida all’ultimo voto per una Sesto San Giovanni più vivibile e con più case per i giovani e meno traffico. Qualcuno in Comune ha già fatto scorte di Maalox per Oldrini.