Sia benedetto il motorino compromesso tra verdi e suv

Per inquinare il meno possibile basta comperare un modello versione euro4

Non ho dubbi: Milano è a misura di motorino. Usare la bici è un evidente sintomo di masochismo e anche di sadismo.
I due, come si sa, viaggiano sempre insieme. Rotaie, pavé e un parco macchine ecostrafottente, tubi di scappamento che sparano particolato come i cannoni la neve. Le insidie sono dappertutto e se si sale sul marciapiede ecco la trasformazione da vittima designata in carnefice di incolpevoli pedoni. Per non dire dei sali e scendi con salti e rimbalzi che non aiutano né l’equilibrio né le articolazioni. Sarebbe bello avere piste ciclabili nel verde e fare sport mentre si va in giro tra un appuntamento e l’altro. Oh sì, un sogno.
La realtà è il motorino, giusto compromesso tra la follia urbana e il delirio bucolico, tra il Suv e il monopattino. E se è vero che lo scooter è più inquinante della bici, basta sceglierlo euro4 per sentirti definitivamente a posto con la coscienza e scorrazzare felici con le ali sotto i piedi. Per le anime davvero sensibili alle grida dell’ambiente scatta l’opzione bici elettrica (ma dove si ricarica?) che però, non prendiamoci in giro, è più parente del vecchio Sì che di una city bike. È solo un po’ più lenta.
I vantaggi delle due ruote a cinquanta l’ora sono infiniti. Indifferenza (quasi) totale al traffico.
Tempo di percorrenza medio dieci minuti, che si impennano a mezz’ora in presenza di tratte particolarmente lunghe e fuorimano (tabelle di marcia comprensive di su il cavalletto, giù il bloccasterzo). Nei circuiti Bicocca-Ticinese o Forlanini-San Siro con la bici davvero non c’è partita. E poi per mollare lì il motorino non c’è bisogno del palo, non si ingolfano gli accessi alla metropolitana, ai cancelli e affini. Si recupera in vita, tempo libero e sorrisi ai vicini di scrivania. Non mi pare poco.
Ps: Abbiamo escluso a priori l’auto perché è utile solo in un caso. Se si vuole lasciare la città.