Sia Lodato, il barbera del ct Lippi

Andrea Grignaffini

Scaramanzie a margine della nazionale. Lo conferma Marcello Lippi che punta più sulla preparazione tecnico-tattica-psicologica che sui riti propiziatori tanto in voga con il Trap. Rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se portasse con sé l'acqua benedetta come il suo predecessore Giovanni Trapattoni, o se si avvalesse di qualche rito scaramantico, il ct della nazionale, confessava con un disincantato prosaico versiliano: meglio il vino. E quale di meglio di un vino con un nome evocativo quale il Sia Lodato dell'azienda parmense Palazzo? L'affaire è a dir la verità bizzarro: già, perché il nostro allenatore è un toscano doc e il nome del vino sembra già foriero di buoni auspici. Il Sia Lodato, 0521.336124, è una barbera vinificata in purezza e passata in barrique: la tradizione che si biforca. Da un lato, infatti, la tipicità di un vitigno cha caratterizza insieme alla bonarda la Doc Colli di Parma (Rosso), dall'altro il suo utilizzo in forma totale con passaggio in piccoli legni. Per sottolinearne l'unicità l'azienda la imbottiglia con tutti i crismi, anzi con un tocco suggestivo e ambizioso. Il risultato è un vino molto grintoso, con tannino ruvido che necessita di tempo per fondere il legno con l'accentuata acidità di questa tipologia di vitigno. Una scelta molto coraggiosa, quella compiuta dalla Palazzo a Castellaro, zona da sempre vocata alla coltivazione della vite con terreni splendidamente esposti. Una vite che circonda la proprietà: in parallelo alla casa vigne vecchie, sotto un panorama ad ampio spettro di nuovi filari, con ogni piantina incappucciata alle radici così per favorire una condensa d'umidità. La barbera è lo sfizio, l'esperimento, in certo qual modo la stravaganza. La vocazione è la malvasia, così elettivamente, come da copione di questi dolci colli che poggiano alle spalle di Sala Baganza. Una zona che potrà dare buoni frutti se gli investimenti si intensificheranno, e già lo si sta facendo, e al contempo non si perda il legame con il territorio, la sua storia, la sua vocazione. Dal silenzio di questi luoghi che si combinano con l'understatement dei proprietari di questa azienda parte un po' così per caso un'operazione mondiale che mette, dopo anni di sciarpe colorate, di spargimenti di sale e di acqua santa, il vino al centro del rito. E mai come in questo caso possiamo parlare di mossa azzeccata, soprattutto pensando all'invocazione in oggetto.