Sia un vero garante

Caro Presidente Napolitano, non ho potuto assistere dal vivo al suo giuramento e al suo discorso, ma la televisione offre in questi casi un posto di primissima fila. Dunque l'ho applaudita da casa e le faccio di cuore i miei auguri. Sono anche contento di averla conosciuta e di aver apprezzato quei tratti di cortesia e di eleganza anche fisica che la rendono gradito e già popolare. Se ci saprà fare, lei sarà un buon presidente. Inoltre, nessun esponente della Casa delle libertà le è pregiudizialmente contro e numerosi sono coloro che in altre condizioni l'avrebbero votata con entusiasmo. Ho ascoltato dunque il suo discorso che mi è sembrato illustrare la brutta storia della sua elezione.
Intendo dire che il suo discorso era buono, anzi ottimo, ma non poteva evitare il difetto genetico dell'elezione dimezzata. Il suo discorso di conseguenza è stato fin troppo ampio, perché condannato alla dilatazione dalla necessità di far stare dentro tutto, per enfatizzare la sua volontà, compostamente disperata, di essere davvero il presidente di tutti noi. E questo perché lei, che è un uomo di intelligenza, cultura e sensibilità, sa bene che il suo settennato nasce sotto l'egida di mezzo Parlamento, a nome di meno della metà degli italiani, avendo contro l'altra metà, e non per loro scelta né per quella dei loro rappresentanti cui è stato gentilmente detto di prendere o lasciare. Per il resto, lei ha dato con la sua voce, la sua figura, il suo stile, il suo senso della dignità, corpo a un eccellente quanto ridondante concerto di appropriate parole.
Vede, caro Presidente, lei sa che non era mai accaduto nella storia della Repubblica che il Quirinale facesse parte del bottino elettorale. E che gli ultimi quattro Presidenti che l'hanno preceduta, per un totale di 28 anni di storia italiana (una generazione abbondante), sono stati tutti eletti con ampia maggioranza e talvolta alla quasi unanimità. E lei ha dimostrato di saperlo e rendersene conto proprio con il suo discorso che si andava dilatando come un grande lenzuolo per avvolgere e contenere tutte le esigenze: dal Mezzogiorno prioritario, all'economia da far sviluppare, fino ai nostri caduti in Irak che hanno ricevuto una grandiosa ovazione.
Lei ha fatto bene a dire quel che ha detto e certamente lavorerà per renderlo vero. Ma dovrà faticare per convincere quella mezza Italia che si sente figlia del dio minore caro a D'Alema. Lei sa che durante il quinquennio berlusconiano quella metà circa degli italiani che non si sentiva rappresentata da Berlusconi, si sentiva però garantita da Ciampi: l'antiberlusconiano impeccabile che rispediva le leggi in Parlamento.
Durante gli annunciati cinque anni di governo del suo partito chi farà, per la nostra parte politica, il Ciampi della situazione? Lei? Ma quali e quanti salti mortali dovrà compiere per convincere quegli italiani che lei è davvero il loro garante anche «contro» (questo è il punto) il governo del suo stesso partito? Lei è un galantuomo, ha una storia. La sua sincerità non è in questione. Ma è in questione il vulnus sofferto dal Paese. Le fornisco un indizio o se preferisce un argomento di riflessione: il giorno della sua elezione un cordone di guardie rosse fuori Montecitorio costringeva i parlamentari della Casa delle libertà a passare sotto le forche caudine degli insulti. Non era mai accaduto in cinque anni a nessuno. E ieri altre guardie rosse insultavano l'opposizione sotto il Quirinale, la sua nuova casa. Vede, non tira una buona aria per la democrazia liberale. Ma pensiamo che lei abbia l'opportunità di garantire fin da adesso, subito e per sempre, all'opposizione la stessa dignità che questa opposizione ha saputo garantire a coloro che oggi sono in maggioranza di venticinquemila schede. Auguri anche per questo arduo compito, caro Presidente.
p.guzzanti@mclink.it