«Siamo amici del Polo ma non ci candidiamo»

Gli ex ostaggi Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Salvatore Stefio sono interessati alla politica, votano per dei partiti ben precisi (An e Fi), ma non intendono scendere in campo in prima persona accettando le candidature offerte loro. Presenti a Gubbio alla scuola di formazione politica di Forza Italia per presentare un loro libro intervista sul loro rapimento in Irak, assicurano: «Non torneremo laggiù». Poi, in coro spiegano: «Scendere in campo in prima persona? No, lasciamo la politica a chi la sa fare». Tutti e tre tengono a sottolineare la natura del loro mestiere, visto che sono stati definiti in tantissimi modi, compreso quello di «mercenari», appellativo che, dicono, «ci danneggia e ci ferisce profondamente». «Noi - spiega Agliana - siamo operatori della difesa ravvicinata, una professione riconosciuta in tutto il mondo, ma non ancora in Italia, che è un po’ la cenerentola». E a questa professione, nonostante lo choc del rapimento, le tre body guard non vogliono rinunciare. Tant'è vero che dopo il rientro in Italia hanno ricominciato il loro mestiere: «Ci è capitato - racconta ancora Agliana - di andare anche fuori dall'Italia, perché il nostro è un mestiere che non consente di scegliere tutto».