Siamo ancora agli ultimi posti in Europa nell’impiego dei metodi di contraccezione

Pillole anticoncezionali ad uso esteso, che si assumono per tre mesi di fila (pillola stagionale) oppure con un impiego prospettico di un anno. Va in questa direzione il futuro della contraccezione orale. Molecole già approvate dalle Autorità regolatorie americane e in arrivo entro i prossimi due anni anche in Italia. I metodi anticoncezionali e il loro uso appropriato, soprattutto fra le più giovani, sono stati al centro del dibattito al decimo congresso europeo di contraccezione a Praga (oltre 3000 esperti provenienti da tutta Europa). Secondo un recente sondaggio, condotto su 616 medici della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) e la Società italiana di medicina generale (Simg), il nostro Paese si attesta tra gli ultimi posti in Europa per l’utilizzo dei metodi di contraccezione. I dati parlano chiaro: oltre la metà degli italiani (il 53 per cento) non vuole utilizzare alcuna protezione durante i rapporti sessuali. Senza contare che il 38 per cento non ha proprio conoscenza dei mezzi di prevenzione disponibili e che il 9 per cento li usa in modo errato. «La contraccezione oggi mira anche alla doppia protezione», spiega Emilio Arisi responsabile della ginecologia dell’ospedale Santa Chiara di Trento. La doppia protezione mette al riparo dalle malattie sessualmente trasmissibili e dalle gravidanze non desiderate. L’uso del preservativo è associato ad altri contraccettivi come la pillola, la spirale, l’anello vaginale, il cerotto transdermico.