Ma siamo davvero un Paese xenofobo? La lotta al crimine presa per intolleranza

RomaUn monito senza nomi, un richiamo generico eppure chiarissimo. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non è entrato nel merito del disegno di legge sulla sicurezza approvato alla Camera. Appellandosi però ai grandi temi come l’integrazione e l’inclusione, ha espresso una critica precisa: in Italia si potrebbe diffondere «una retorica pubblica che non esita a incorporare accenti di intolleranza e xenofobia». È il primo intervento del capo dello Stato nel dibattito in corso sul ddl che introduce il reato di clandestinità. L’uso delle parole non sembra casuale. Qualcuno, nel governo, non ha gradito. E nell’opposizione hanno trovato la nuova parola, benedetta dal capo dello Stato: xenofobia.
Il primo a commentare con serenità è stato però Silvio Berlusconi: «Noi siamo contro la xenofobia», ha assicurato il premier alla Camera per il voto finale sul disegno di legge: «Da sempre». Una posizione ribadita anche ai vescovi: «Non ho conoscenza di critiche dalla Cei: ho parlato più volte con i responsabili della Conferenza episcopale, e ho sempre trovato un’accoglienza positiva». Il governo sta portando avanti misure «in linea con le direttive europee», ha sottolineato. Per evitare sentimenti d’intolleranza c’è bisogno proprio «di deterrenza, altrimenti l’Italia diventa l’approdo di troppe persone». Le porte che erano «spalancate per la sinistra» per questo governo sono «chiuse e le socchiudiamo solo per chi viene a lavorare e integrarsi». Così c’è inclusione e non razzismo, c’è pace e non intolleranza.
Il «76% degli italiani», ha spiegato Berlusconi, è d'accordo. Il testo sulla sicurezza che ora passerà al Senato lancia «un messaggio alle organizzazioni criminali»: «Noi non possiamo accogliere immigrati che non hanno né arte né parte», e che quindi «non entrano nel sistema produttivo» e sono le prede naturali «della criminalità» e del terrorismo. Questo è «buon senso, senso della giustizia e determinazione». Non intolleranza.
I respingimenti in mare sono inseriti nel programma europeo Frontex. Il prolungamento dei tempi di permanenza nei centri per i clandestini è previsto da una direttiva della Ue (addirittura fino a 18 mesi). Il reato di clandestinità è stato introdotto da tempo in molti Paesi europei. Il presidente della Repubblica certamente conosce questi regolamenti. D’immigrazione è più che esperto: è il padre dei centri di pre-espulsione, il firmatario (con Livia Turco) della prima legge italiana sulle strutture di identificazione dei clandestini. Il tempo di identificazione era fissato in trenta giorni, ma quella legge fu firmata ben dodici anni fa, era antesignana e severa per i tempi in cui fu pensata. E allora perché Napolitano ha usato ieri quelle parole? Il capo dello Stato conosce bene le norme europee.
Non ama le ronde, questo è vero, non è un mistero. Eppure con Maroni si è incontrato più volte al Quirinale proprio per parlare dei temi della sicurezza. Per l’ultimo decreto antistupri, Maroni era salito ripetutamente al Colle proprio per trovare un testo concordato anche sui cittadini volontari. È possibile che il capo dello Stato consideri a rischio xenofobia una legge solo per le ronde?
Sembra piuttosto, quella del presidente della Repubblica, una linea di pensiero molto vicina a quella del presidente della Camera Gianfranco Fini, a conferma di un tandem istituzionale tra la prima e la terza carica dello Stato: prudenza sulle politiche dell’immigrazione, ma anche presa di distanza dal disegno di legge. O più semplicemente, una richiesta di evitare alcune iniziative fuori dalle leggi e dai regolamenti, come ad esempio la proposta del leghista Salvini a Milano sui posti dei tram per i milanesi. I sentimenti di intolleranza, ha spiegato il presidente della Repubblica in occasione dell’assemblea delle Fondazioni europee, possono «aggravare l’inclusione» dei più deboli, degli immigrati.
Dal Pdl ieri nessuno ha voluto commentare in modo critico: «Il capo dello Stato ha parlato di toni non di un Paese xenofobo», è la valutazione del presidente del Senato Schifani.
Ma alla Lega il discorso di Napolitano non è piaciuto. No comment diplomatico del ministro Roberto Maroni: «Ha già risposto Berlusconi». «Napolitano? Noi ascoltiamo la gente, non come Franceschini... », è stata la reazione di Umberto Bossi. L’opposizione invece ha avuto una sponda d’oro per la sua partita contro il governo: «Ha ragione Napolitano: si sta alimentando la xenofobia», ha affermato per il Pd la vicecapogruppo della Camera, Marina Sereni. Dario Franceschini ha evocato ancora il fascismo: le ronde come «le camicie nere». Xenofobia, dicono adesso tutti, nel centrosinistra: la parola. Francesco Rutelli invece, in un’intervista a Panorama oggi in edicola, si attiene ai fatti: «Siamo seri, non potremmo mai integrare dieci milioni di immigrati».