"Siamo donne in clausura normali e senza baffi..."

Pregano e danno consigli a coppie e disoccupati. Sono aperte al mondo ma non a Facebook

Dimenticate le grate, la contemplazione full time o l'isolamento totale dagli uomini e dalla realtà. Le monache di clausura vivono sì «in clausura» (non escono dal monastero se non per motivi urgenti e necessari, come il medico) ma sono aperte all'uomo di oggi. Vivono in un luogo che favorisce la contemplazione e l'intimità, con i canti che riportano a un clima di misticismo, gli affreschi della meravigliosa Basilica che ben si sposano con l'atmosfera di profondità e silenzio interiore. Siamo nel Monastero agostiniano dei Santi Quattro Coronati, al Celio, nel cuore di Roma. Qui vivono le monache agostiniane che si ispirano alla regola di Sant'Agostino.

La vita monastica si svolge proprio in mezzo al caos della Capitale. Ed è questa la sfida: «Vivere la clausura non significa isolarsi dal resto del mondo, chiudere la porta e buttare la chiave», dicono a più riprese nel tentativo di smontare l'idea che si ha di loro. Ci parlano senza una grata in mezzo, sorridono, scherzano e si raccontano come donne di tutti i giorni: «Non siamo aliene, non siamo frustrate, non siamo disperate perché viviamo in clausura. Siamo donne normali, non abbiamo i baffi, viviamo nella preghiera e in comunione».

STUDIO, PREGHIERA E LAVORO

Comunione. È la parola che più ricorre nel nostro incontro con le monache che raccontano la loro vita e le ragioni di una scelta così radicale. «La nostra giornata è scandita da tre momenti fondamentali: tempo della preghiera, tempo dello studio e tempo del lavoro», spiega suor Francesca. Alle 6 la sveglia, poi subito la preghiera con l'ufficio delle letture, la meditazione personale, le lodi e la colazione. «C'è poi il momento di studio, durante il quale ci fermiamo a meditare e approfondire la spiritualità agostiniana. Sant'Agostino diceva che anche attraverso lo studio si arriva a Dio», prosegue la religiosa. C'è anche lo studio della musica: chi si esercita all'organo, chi alla cetra, chi al canto. Perché cantare è pregare due volte.

Infine, il tempo dei lavori. Cucina, lavanderia, gestione della casa, accoglienza e portineria. Ed ancora: lavoro nell'orto e alcuni lavoretti per autosostentamento, come la realizzazione di rosari o oggetti religiosi.

Alle 14 tempo di silenzio, mentre dopo pranzo e dopo cena un tempo di ricreazione, «per favorire la vita fraterna e di comunione», dicono. La messa quotidiana e il rosario sono gli altri due momenti fondamentali della giornata.

LA COMUNE

Ma cosa distingue le agostiniane dagli altri ordini claustrali? «Il tratto che ci caratterizza dice Annalisa, novizia è la tensione alla perfetta vita comune, cioè il desiderio di cercare qualcosa di distante dall'individualismo che vive l'uomo di oggi; tendere alla comunità e alla comunione. Lavoriamo tanto su questo. La vita comune delle monache è una vita contemplativa, ma fatta di vita interiore e vita fraterna che ti portano ad avere un rapporto intimo con Dio. È una relazione con Dio, anche attraverso la comunità».

«Ci sentiamo come una piccola chiesa dentro una grande chiesa prosegue suor Ilaria è una comunione che apre alla gente, per dire di dare tempo all'altro, di dare tempo alla preghiera; insomma, per dire all'uomo di oggi fermati a pregare. L'uomo non è un'isola. Il monastero è in pieno inserimento nella chiesa. Siamo anche in centro, tra il Colosseo e San Giovanni in Laterano, siamo inserite pienamente nel contesto della città. Il Papa ci invita a essere una chiesa in uscita. È vero, qui c'è una clausura, ma siamo aperte alle urgenze della società, e la nostra vita è una intercessione, che va a braccetto con l'uomo di oggi che sta arrancando. Siamo un faro per l'uomo che corre e grida il bisogno di ritrovarsi».

Monache tecnologiche? Sì, ma non troppo. «Perché la sobrietà resta l'elemento fondamentale, ma occorre stare anche al passo con i tempi e in relazione con la società». E allora c'è la televisione che «si guarda insieme», e soprattutto il tg per stare aggiornate. Una mail e un cellulare comunitario, e un sito ricco di notizie, appuntamenti, richieste di preghiere ed eventi. Oltre a una newsletter che viene inviata per segnalare le iniziative.

Facebook e i social network? «No, quelli proprio no prosegue Annalisa -. Ci riporterebbero alla frenesia dell'uomo di oggi che non può stare un secondo senza cellulare in mano e che perde poi la profondità dell'intimo e la relazione con gli altri. Non vogliamo essere prese dalla frenesia della tecnologia, diventata oramai fonte di ansia, dall'ossessione dell'essere sempre connesse, dall'avere tutto sotto controllo. Anzi vogliamo dire che si può vivere nella non immediatezza, che abbiamo la libertà di prendere sul serio ciò che è da prendere sul serio e che possiamo rimanere in contatto con il mondo senza ansie e iperconnessioni. E questo ti garantisce maggiore profondità. Possiamo entrare nella notizia non con strumenti multimediali, ma con il cuore».

LE CONFIDENZE

Tanti sono gli incontri, le chiacchierate con padri che hanno perso lavoro, con giovani in ricerca, con coppie in crisi e fidanzati in difficoltà. E tante le iniziative che le monache agostiniane propongono. Come le quattro domeniche di meditazioni nel mese di agosto. «La Basilica era piena, nonostante il gran caldo e le vacanze. Questo significa che c'è sete di Dio».

Adiacente al monastero c'è anche una foresteria per l'accoglienza di persone che vogliono concedersi qualche giornata di meditazione e di preghiera. «Non per turismo», ci tengono a sottolineare le monache. Qui c'è spazio per tutti: da chi vuole dedicare tempo alla preghiera a chi vuole essere semplicemente ascoltato. Fino a chi è alla ricerca di silenzio, contemplazione e intimità. E a chi vuole fuggire dalla frenesia.

Commenti

cirdan

Mer, 27/09/2017 - 20:41

questa è l'ufficialità..poi dietro ci sono .inevitabili-le gelosie,le esigenze,i sussurri se non le grida