Siamo come la Germania ma il Sud ci sta frenando

L’Italia ha la sua piccola Germania ed è la Lombardia. Il nuovo rapporto di Assolombarda, si è focalizzato sul lavoro, in particolar modo indagando la qualità dell’impiego nelle aziende lombarde, ottenendone un quadro di indubbia eccellenza nazionale. Nelle pagine del rapporto si ritrova la fotografia di una conversione di successo verso la parte alta della catena del valore, con lo spostamento ormai totalmente completato dalla manifattura di massa alla direzione e alle lavorazioni di maggior qualità e specializzazione professionale. Particolarmente illuminanti sono alcuni dati, tra i quali spiccano l’80% sul totale di personale impiegatizio o dirigenziale con un’analoga percentuale di lavoratori in possesso di almeno un diploma di istruzione superiore. Notevole anche la presenza delle donne che, grazie all’utilizzo più ampio rispetto al passato dello strumento del part-time, rappresentano oltre un terzo della forza lavoro . Il quadro positivo si conclude con l’utilizzo sempre più accentuato di retribuzioni in parte variabili, con premi di produttività ed incentivi che stanno ormai assumendo un peso non trascurabile sul totale della retribuzione, con una media vicina al 7%. In apparenza quindi l’impresa lombarda «tiene» e la sua specializzazione l’ha resa più resistente agli attacchi esterni e alla competitività internazionale. Il merito è doppio perché, non solo la regione sembra reggere meglio di altre la sfida della crisi, ma oltre a ciò, essendo in buona parte un’economia votata all’export, la Lombardia più di altri distretti ha dovuto subire la concorrenza dei paesi europei più forti, Germania in primis, senza più avere quel «paracadute» rappresentato dal cambio flessibile della valuta che consentiva di recuperare punti preziosi di competitività. Il rapporto della Lombardia con le passate svalutazioni è cruciale: è sicuramente vero che l’industria padana è sempre stata «aiutata» da un cambio inferiore alla sua forza economica e che quest’«aiuto», dovuto alla lira che si deprezzava, era in parte «merito» dell’inefficienza delle regioni meridionali che si rifletteva sulla valuta nazionale. E’ però vero che, al contrario della Germania che ha questo vantaggio su base continentale, la piccola Germania Lombardia ha sempre pagato questa conveniente situazione con enormi trasferimenti fiscali verso le regioni più povere. Il risultato è che nonostante l’ammirevole esecuzione di efficientamento delle imprese fotografata dal rapporto Assolombarda se guardiamo altri dati, quali il Pil assoluto e pro capite, troviamo tutta la difficoltà nel mantenimento delle posizioni con cui anche la Lombardia, si trova a combattere. Infatti se prima dell’ingresso nell’Euro (dati 1997) la Lombardia era la quarta regione in Europa per Pil e undicesima nella classifica del Pil pro capite, da lì si è proceduto con il freno a mano tirato e le regioni industriali della Germania e dell’Olanda hanno spiccato il volo, facendo scivolare la Lombardia oltre il trentesimo posto nella classifica del Pil pro capite.
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