«Siamo indifesi e in balia di tutti i balordi»

«La verità è che ci sentiamo sempre più indifesi e in balia di certa gente. Siamo preoccupati, molto preoccupati per l'escalation di violenze ai danni dei nostri colleghi. Ormai viaggiando ci si può aspettare qualsiasi cosa. A volte si cerca di rimediare con l'esperienza, ma quando ti puntano un coltello alla gola o ti minacciano con una pistola, non puoi fare niente». Ieri, quella di Franco, tassista genovese con 45 anni di servizio alle spalle e due aggressioni subite negli ultimi 24 mesi, non era certo una voce isolata. Rabbia e tensione a fior di pelle regnavano in tutta la categoria, dopo il doppio episodio di violenza, di cui sono state vittime due tassisti tra giovedì scorso e domenica sera. Prima l'accoltellamento dell'autista Emilio Casazza ad Alessandria, poi l'aggressione in via Costanzi a un altro tassista, scippato e derubato anche del mezzo.
Alla stazione Brignole, in uno dei punti di maggiore concetrazione dei taxi driver della Lanterna, ieri mattina non si parlava d'altro. Perché da anni gli oltre 1.250 tassisti della Liguria (869 solo a Genova) invocano a gran voce maggiore sicurezza a bordo delle loro vetture. La settimana scorsa i colleghi dell'autista ferito in Piemonte avevano manifestato davanti al palazzo della Regione, per chiedere più fondi da destinare all'installazione del sistema satellitare all'interno dei taxi.
Mentre domani è previsto un incontro cruciale tra l'assessore ai Trasporti della Regione Luigi Merlo e le associazioni di categoria. «L'appuntamento era già programmato da mesi - rivela Valerio Giacopinelli del coordinamento genovese taxi italiani - ma dopo gli ultimi avvenimenti cade a fagiolo. I fondi per la sicurezza erano stati già stanziati dall'assessore Renata Oliveri durante la gestione Biasotti. Con l'attuale giunta, invece, sono scivolati al quarantesimo posto della graduatoria, dopo l'illuminazione delle strade di Bargagli. Altro che priorità! Ciò è assurdo e pazzesco».
Tra le misure giudicate più importanti e necessarie dai tassisti, figura senz'altro l'installazione a bordo di tutte le auto dei sistemi satellitari che consentono l'individuazione del mezzo dovunque si trovi. Per cui se un tassista si trova in difficoltà, schiacciando un pulsante è in grado di mettersi in contatto con la centrale operativa dei taxi, che smisterà la chiamata alle forze dell'ordine. «Noi siamo disposti a collaborare con una quota parte - afferma Giacopinelli - ma il resto lo deve fare la Regione».
Non mancano alcune tirate d'orecchie all'amministrazione comunale, «che c'impone tariffe, orari, colori e contrassegni, ma non sborsa un euro per la nostra sicurezza», aggiunge un tassista genovese che si trincera dietro l'anonimato. E c'è di più: da maggio scorso il codice della strada impone ai guidatori di taxi di allacciare le cinture di sicurezza durante il viaggio, «precauzione utilissima in caso d'incidenti, su questo siamo tutti d'accordo, ma ora per i balordi è ancora più facile aggredirci stringendoci la cinghia al collo. Così la cintura diventa un'arma bianca in mano ai delinquenti».
Provate a spiegarlo a Franco che due anni fa riuscì a salvare la pelle, dopo che un cliente gli aveva puntato il coltello sotto la gola in corso Solferino alle cinque di pomeriggio. «Per fortuna sono riuscito a spegnere il motore e a catapultarmi fuori dall'auto. Se avessi indossato la cintura ora non sarei qui a raccontarvi la mia storia».
Altra spina nel fianco dei tassisti è la mancanza di un vetro divisorio che separi l'autista dai suoi clienti. I più anziani in servizio ricordano che «fino a quarant' anni fa esisteva un vetro scorrevole, poi è stato tolto per motivi legati all'assicurazione. Ma ora che esiste l'obbligo di indossare le cinture anche per i passeggeri dietro, non si può fare più male nessuno…».
Intanto, però, imperversano gli atti vandalici ai danni delle vetture. Solo all'inizio di novembre una settantina di taxi si sono ritrovati con vetri e cristalli spaccati dopo i tentativi di furto e i blitz operati da una banda di rumeni. «Ma con gli incassi che facciamo - allarga le braccia Franco - è veramente da pazzi derubare un tassista».