Siamo italiani non usiamo troppo l'inglese

Egregio direttore, il ricorso ad inglesismi e/o anglicismi quando esistono corrispettive parole italiane che hanno lo stesso valore semantico è un fenomeno sempre più diffuso. Perché dire «migration compact» invece di accordo sull'emigrazione, endorsement invece di appoggio... e l'elenco potrebbe continuare a lungo. Con troppa disinvoltura politici e conduttori televisivi si servono di termini inglesi, quando non è necessario, invece di esprimersi in Italiano. Nel passato si esagerava con la censura degli anglicismi, oggi ne abusiamo per esibizionismo, per anglo-dipendenza, per ridicolo provincialismo. Non rendiamo così un buon servizio né alla nostra lingua che meriterebbe maggior rispetto, né all'efficacia della comunicazione, necessaria per veicolare messaggi chiari a chi legge ed a chi ascolta. Nel mondo globalizzato è importante conoscere le altre lingue, prioritario difendere la propria, perché con essa difendiamo la nostra identità storico-culturale.

Mattia Testa

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Caro Mattia, sono talmente d'accordo con lei che, come vede, io nei miei articoli tendo a non usare mai termini inglesi. E le faccio una confessione: la mia ritrosia più che da una scelta culturale è dettata dall'ignoranza della lingua di Sua Maestà la Regina Elisabetta. Per evitare strafalcioni, se volessi sfoggiare inglesismi, dovrei lavorare con appresso fisso un buon vocabolario. Capisco che non è cosa di cui vantarsi ma è così e la mia forse è stata l'ultima generazione a potersi permettere una simile lacuna senza subire grossi danni sul lavoro. Oggi è impensabile che un ragazzo non mastichi a dovere l'inglese e ne faccia quindi anche uso domestico. Del resto ormai siamo circondati da parole e nomi stranieri. Pensi alle formazioni delle squadre di calcio, ai titoli delle serie tv di successo, nel cibo. Persino se entri in farmacia hai l'impressione di essere all'estero. Io provo a resistere con il mio modesto Italiano che tanto alla pensione non manca molto.