Siamo mediocri Gli «aiutini» europei non sono sbagliati

di Riccardo Signori

L’imperdibile (teatralmente parlando) presidente del Napoli non si è negato una sceneggiata che, tutto sommato, era ampiamente prevedibile dal tono di certe sue dichiarazioni nei giorni precedenti l’annuncio del calendario. E che sposa una sola tesi. Cioè questa: il nostro calcio è talmente messo male, in difficoltà economiche (per acquistare giocatori) e tecniche (per il livello dei medesimi) che sarebbe utile dare una manina ai club in Champions. Chissà mai che non ne escano migliori interpretazioni, a livello internazionale, e le squadre nostre non evitino le tristezze a cui ci hanno costretto nell’ultima stagione (Napoli compreso).
Ovviamente dare una mano non significa gestire arbitri (simil Moggi) o comprare partite (usanza internazionale), ma concedere qualche piccolo vantaggio: uno per tutti quello di evitare le grandi sfide a ridosso (si presume soprattutto prima) degli impegni di Champions. Non era un’idea da rivoluzione copernicana, ma era un’idea. Qualcosa da studiare. Seppur non sposabile tutta e sempre per evidenti motivi. Per esempio: quali sono le grandi sfide? Solo quelle contro Milan e Inter? E se invece, cammin facendo, scopriamo un’altra squadra, che facciamo? Quest’anno il campionato ci propone il derby milanese alla penultima giornata di ritorno, non è forse peggio nel caso le due squadre siano ancora in lotta per la Champions? E meglio per il Napoli, nel caso fosse ancora in lotta per il campionato?
Real e Barcellona, l’anno passato, ci hanno deliziato, o quasi, con cinque partite in un mese, soprattutto nel mese cruciale della stagione: chissà se avrebbero accettato il teorema De Laurentiis. Domande tante, risposte certe poche. Però de Laurentiis ha posto un problema o, meglio, una presa d’atto. Il nostro calcio si sta consumando nella mediocrità, i grandi giocatori non arrivano più e i giovani talenti tendono a partire (vedi il caso Pastore e non solo). Serve dargli una mano a livello europeo. Non c’è niente di meglio, come sostiene da anni il Milan, che una bella vetrina internazionale per invertire la tendenza e, probabilmente, migliorare la forza delle nostre squadre, dal punto di vista economico e tecnico. A proposito, l’idea poteva avere una valenza commerciale: il tifoso deve selezionare le partite (leggi economia italiana e portafoglio della gente), dunque evitargli la vicinanza di due match attraenti servirebbe a dilazionare la spesa o permetterebbe di vederli entrambi. Il caso Barcellona-Real, in Italia, non avrebbe avuto un totale successo economico.
Quindi il lodo De Laurentiis non era del tutto peregrino, pur ammettendo la difficoltà nel compilare un calendario e nel far quadrare gli impegni di ben quattro squadre da Champions. Se la squadra fosse stata unica, come accadeva nelle vecchia coppa dei Campioni, tutto sarebbe stato più semplice. Ma forse De Laurentiis non se ne sarebbe preoccupato.