Siamo noi i maleducati del calcio europeo

Trentaseiesima. È il posto occupato dall'Italia nella classifica Uefa del fair play. Trentaseiesima su cinquantatre Paesi iscritti all'Unione europea del football. Un crollo rispetto all'anno scorso quando il calcio italiano si piazzò al ventiduesimo posto, comunque una bocciatura per un movimento che pensa di essere al centro del mondo, per una organizzazione che ritiene di poter dare consigli e lezioni al resto del vecchio continente in qualunque materia.
I criteri che portano alla definizione della graduatoria sono i seguenti: qualità del gioco, rispetto degli avversari, rispetto degli arbitri, comportamento del pubblico e dei tesserati. Siamo gli extracomunitari del calcio europeo che vede al primo posto la Norvegia, al secondo l'Inghilterra e al terzo la Svezia, tre Paesi che godranno di un bonus, potranno iscrivere una squadra in più alla prossima Europa League e sarà quella che avrà vinto il premio fair play nazionale (in Inghilterra attualmente è il Chelsea, già qualificato per la Champions, e dunque il posto verrà assegnato al Fulham).
Lo spirito del premio non guarda la classifica dei punti ottenuti in campionato, anzi. Norvegia, Inghilterra e Svezia potrebbero iscrivere all’Euroleague anche una squadra retrocessa se questa fosse la vincitrice del fair play nazionale. Mi sembra un argomento molto lontano dalle nostre buone abitudini, ci siamo fatti riconoscere in ogni parte del mondo pallonaro, il comportamento del pubblico e quello dei tesserati nei confronti, soprattutto, degli avversari e degli arbitri, ha cancellato i risultati ottenuti sul campo. Prima di noi, in classifica, tutti i grandi Paesi calcistici, la Germania è sesta, Olanda, Francia e Spagna, nona, decima e undicesima, la Svizzera quattordicesima.
L'Italia può vantarsi di precedere Armenia, Romania, Macedonia, Galles, Croazia. Ultima della comitiva è Andorra che precede Albania. In attesa del fair play finanziario, la coppa disciplina non è roba per noi, l'educazione non fa business e non rientra nei diritti televisivi.