Siamo noi imprenditori a doverci svegliare

Al piccolo imprenditore bergamasco del settore metalmeccanico che, su Il Giornale, si lamenta con lettera-sfogo di essere derubato dal governo attuale dell’85% del suo utile, così rispondo: con alcune domande e in qualità di libero professionista di piccolo formato. Quanti imprenditori lombardi hanno partecipato nel novembre 1986 alla marcia del contribuente di Torino? Dov’erano quando si tentò di creare - negli anni seguenti - l’Upla, ovvero l’Unione Politica dei Lavoratori Autonomi? E sa, l’imprenditore di Bergamo, a quanti lavoratori autonomi era rivolto il nostro appello? È al corrente che noi siamo 8 milioni e diamo lavoro all’85% dei lavoratori dipendenti del nostro Paese, vale a dire a 11 milioni di cittadini? Forse se ne è accorto ora. Ma non chieda visibilità agli altri, in particolare ai governanti di ieri e di oggi. Da decenni siamo ciechi, invisibili a noi stessi, scollegati, perciò bollati come evasori e basta, per di più incapaci di orgoglio legittimo in quanto motore economico e culturale del Paese. Solo riconoscendoci forti, laboriosi, liberi, grandi datori di lavoro a noi medesimi e a milioni di italiani, e di conseguenza in grado di unirci contro le ruberie del governo cattocomunista, solo così potremo tenere aperte le nostre «botteghe» e difendere l’utile nostro assieme a quello dell’Italia.