«Siamo di nuovo in balìa dei giudici»

L’allarme di Fioroni (Margherita): «Dobbiamo evitare gli errori drammatici commessi con Tangentopoli»

Luca Telese

da Roma

Sulla vicenda Unipol la Margherita e il suo leader, Francesco Rutelli, l’estate scorsa avevano speso parole di fuoco: critiche ai Ds per il loro collateralismo con le cooperative, dubbi sull’opportunità dell’operazione Bnl, e sulla bontà delle cordate in campo. Ma adesso, a quattro mesi dalle elezioni, e mentre un pezzo di classe dirigente è sotto la graticola dei magistrati tutto il quadro cambia: così un dirigente di prima fila (mariniano) come Beppe Fioroni spiega che la priorità è evitare «gli errori drammatici di una nuova Tangentopoli».
Onorevole Fioroni, che idea si è fatto della vicenda Unipol, dopo quello che sta emergendo in queste ore?
«No, un momento. Il ragionamento è più complesso, più ampio, non può essere ridotto ad un semplice corollario giudiziario».
E allora prima mi faccia il «ragionamento più ampio».
«Questa storia drammatica e feroce il nostro paese l’ha già vissuta, ed è stata una delle pagine più tristi».
A cosa si riferisce?
«Ci sono stati anni in cui la politica è stata in balìa del potere giudiziario. Anni in cui i processsi sommari, gli avvisi di garanzia e gli interrogatori hanno scritto le sentenze molto prima dei giudizi, sulle pagine dei giornali».
Cosa c’entra questo con l’inchiesta sulle scalate del 2005?
«C’entra. Avremmo dovuto imparare tutti ad avere un rispetto sacrale per la presunzione di innocenza: e invece a cosa stiamo assistendo?».
Me lo dica lei.
«Alla stessa storia che si ripete: ma io ho imparato la lezione, e quindi per me fino a prova contraria gli indagati sono innocenti, non mi basta lo stralcio di un interrogatorio pubblicato da un giornale per emettere una sentenza».
Perché lei se fosse giornalista non li pubblicherebbe?
«Non faccio il giornalista: so che spesso le sentenze di proscioglimento non hanno trovato sui vostri giornali lo stesso spazio degli avvisi di garanzia e dei sospetti di colpevolezza».
Ma allora questa per lei è una nuova Tangentopoli?
«Dovremmo avere imparato a rifuggire ogni forma di giudizio sommario: molte di queste anticipazioni non hanno nulla a che vedere con la giustizia».
Ma nel caso di Fiorani c’è anche il riscontro di una confessione dell’interessato...
«Io questo non lo so, lei lo sa? Per esprimere dei giudizi bisogna avere conoscenze di merito dei fatti e degli atti: non avendole non entro nello specifico».
Le farà piacere sapere che Sandro Bondi chiede all’Unione una sorta di unità nazionale contro le inchieste, che sarebbero mosse dai poteri forti.
«Non ho letto Bondi».
Dice cose che alla luce di quel che ha detto finora lei dovrebbe condividere, o no?
«Noto solo che avendo perso di speranze nella politica si sta dando alla fantapolitica».
Ma lei pensa davvero che i magistrati siano mossi da qualche finalità recondita?
«Io non penso nulla, non gioco al piccolo detective. Noto che lo stillicidio rischia di essere funzionale a chi vuole destrutturare il sistema. Non vorrei che sotto il polverone anche i magistrati restassero... impolveriti».
Ma la politica un punto di vista dovrà esprimerlo o no?
«Sì, ma solo dopo che le autorità di vigilanza hanno espresso il loro: quando mi diranno che il piano industriale dell’Unipol è legittimo darò il mio parere. Ma solo dopo».
Ma il caso Consorte avrà delle ripercussioni a sinistra?
«Lei di nuovo entra nello specifico. A me preme dire che in questa vicenda si è dimostrato che non basta affidare ogni cosa ai presunti poteri taumaturgici del mercato: se non ci sono le regole il mercato tende a far diventare più ricco chi lo è già, E questo in un paese in cui le piccole imprese hanno difficoltà enormi ad accedere al credito».
Ma c’è un problema di collateralismo tra Ds e Coop? Sei mesi fa dicevate questo, voi della Margherita...
«In questo momento nessuno di noi ha interesse a fare il primo della classe, a ripetere: l’avevo detto io! Il problema esiste, ma non solo tra Ds e Unipol, esite per tutti i corpi intermedi, a partire dai sindacati».
La lista unitaria non è a rischio, dopo le inchieste?
«Noi abbiamo deciso di fare un partito insieme ai Ds: ne eravamo convinti ieri, lo siamo ancora di più oggi».