«Siamo il Paese in cui tutto è possibile»

Se qualcuno dubita ancora che l’America sia un luogo dove tutto è possibile, o che ancora si chiede se il sogno dei nostri padri fondatori sia ancora vivo, o che ancora si interroga sul potere della nostra democrazia, questa notte è la vostra risposta.
È la risposta data dalle file di persone che si snodavano intorno alle scuole e alle chiese, in un numero che questa nazione non aveva mai visto, gente che aspettava anche 3 o 4 ore, molti che votavano per la prima volta, perché tutti credevano che stavolta potesse essere diverso, che le loro voci potessero rappresentare quella differenza. È la risposta data da giovani e vecchi, ricchi e poveri, democratici e repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, indiani d’America, omosessuali, eterosessuali, disabili e non disabili. Americani, che hanno inviato un messaggio al mondo, per dire che noi non siamo mai stati soltanto un assembramento di individui o un insieme di stati rossi e stati blu. Noi siamo, e saremo sempre, gli Stati Uniti d’America.
Ci è voluto molto tempo, ma oggi, grazie a quanto abbiamo fatto in questa data, con queste elezioni, in questo momento cruciale, in America è arrivato il cambiamento.
Poco fa ho ricevuto una gentile e straordinaria telefonata dal senatore Mc Cain. Lui ha combattuto a lungo e duramente in questa campagna elettorale. E ha combattuto ancora più a lungo e ancora più duramente per il Paese che ama. Egli ha sopportato per l’America sacrifici che la maggior parte di noi non può neanche minimamente immaginare. Se oggi stiamo meglio, lo dobbiamo anche al servizio reso da questo leader coraggioso e altruista. Mi congratulo con lui, mi congratulo con il governatore Palin per i risultati che hanno raggiunto. E spero di lavorare con loro, per rinnovare questa promessa alla nazione nei mesi a venire.
Non potrei essere qui stasera senza l’incrollabile sostegno della mia migliore amica negli ultimi 16 anni, la roccia della nostra famiglia, l’amore della mia vita, la nuova first lady della nazione, Michelle Obama. Sasha e Malia, vi amo tanto quanto voi non potreste immaginare. E vi siete guadagnate il nuovo cucciolo, che verrà con noi alla Casa Bianca. E, anche se non è più con noi, so che mia nonna ci sta guardando, insieme alla famiglia che mi ha permesso di diventare quello che sono. Mi mancano tutti stasera. So che il mio debito verso di loro supera ogni limite. A mia sorella Maya, mia sorella Alma, tutti gli altri miei fratelli e sorelle: grazie infinite per il sostegno che mi avete dato. Ai manager della campagna David Plouffe e David Axelrod, alla migliore squadra mai esistita nella storia della politica: vi sono eternamente grato per i vostri sacrifici.
Ma, soprattutto, non dimenticherò mai coloro ai quali questa vittoria appartiene veramente. Questa vittoria appartiene a voi. Appartiene a voi.
Non sono mai stato il candidato più probabile per questo incarico. Non siamo partiti con molti soldi né con molti appoggi. La nostra campagna non è nata nei saloni di Washington, ma nei cortili di Des Moines, nei salotti di Concord e nei portici di Charleston. È stata costruita da uomini e donne che lavorano e che hanno attinto ai loro magri risparmi per dare 5 dollari, o 10 dollari, o 20 dollari per la nostra causa. È venuta dalla forza dei giovani, che hanno rifiutato il mito dell’apatia della loro generazione. È venuta dalla forza dei non più giovani, che hanno sfidato il freddo pungente e il caldo bruciante, per bussare alle porte di perfetti sconosciuti, e dai milioni di americani che sono accorsi volontari e hanno dimostrato che, dopo più di due secoli, il governo del popolo, che viene dal popolo e per il popolo non è scomparso dalla faccia della terra. Questa è la vostra vittoria.
So che voi non lo avete fatto solo per vincere le elezioni. E so che non lo avete fatto solo per me. Lo avete fatto, perché comprendete l’enormità del compito che abbiamo davanti. Perché mentre stasera festeggiamo, sappiamo che le sfide che il domani ci riserva saranno le più grandi sfide del nostro tempo - due guerre, un pianeta in pericolo, la peggiore crisi finanziaria del secolo. Mentre siamo qui questa sera, sappiamo che vi sono americani coraggiosi che si svegliano nei deserti dell’Irak e nelle montagne dell’Afghanistan e che rischiano la vita per noi. Vi sono madri e padri, che restano svegli mentre i bambini dormono e si chiedono come potranno pagare il mutuo della casa o la parcella del medico, o risparmiare abbastanza per poter mandare i figli al college. C’è una nuova energia da sfruttare, nuovi lavori da creare, nuove scuole da costruire, e minacce da affrontare, e alleanze da ripristinare. La strada sarà lunga. La salita ripida. Potremmo non arrivarci in un anno, o nemmeno in un solo mandato. Ma, America, non sono mai stato così fiducioso come oggi, e ci arriveremo. Ve lo prometto, noi, come popolo, ci arriveremo.
Ci saranno ostacoli e false partenze. Ma sarò sempre onesto con voi riguardo alle sfide che affronteremo. Vi ascolterò, specialmente quando non saremo d’accordo. \ Ciò che è incominciato 21 mesi fa, nel cuore dell’inverno, non può finire in questa sera d’autunno. Questa vittoria da sola non è il cambiamento che cerchiamo. È soltanto l’occasione di realizzare questo cambiamento. Non può avvenire senza di voi, senza un nuovo spirito di collaborazione, un nuovo spirito di sacrificio. Ricordiamoci che, se questa crisi finanziaria ci ha insegnato qualcosa, è che non possiamo avere una Wall Street fiorente mentre la Main Street soffre. In questo paese, noi ci alziamo o cadiamo come una sola nazione, come un solo popolo. Come disse Lincoln a una nazione molto più divisa della nostra: «Noi non siamo nemici, ma amici. Malgrado la passione possa averli messi a dura prova, non deve spezzare i nostri legami di affetto». E a quegli americani, dei quali devo ancora guadagnarmi il sostegno, dico: posso non aver ottenuto il vostro voto oggi, ma sento le vostre voci. Ho bisogno del vostro aiuto. E sarò anche il vostro presidente.
E a quelli che stasera ci guardano oltre oceano: le nostre storie sono uniche, ma il nostro destino è condiviso, e un nuovo inizio della leadership americana è imminente. A quelli che vorrebbero distruggere il mondo: vi sconfiggeremo. A quelli che cercano pace e sicurezza: vi sosterremo. E a tutti quelli che si sono chiesti se il faro americano sia ancora acceso, oggi abbiamo dimostrato ancora una volta che la vera forza della nostra nazione non viene dal potere delle armi o dal grado di ricchezza, ma dal potere duraturo dei nostri ideali: democrazia, libertà, opportunità e speranza incrollabile. Questo è il vero genio dell’America: che l’America può cambiare.
Queste elezioni hanno visto molti inizi e molte storie che verranno raccontate per intere generazioni. Ma una storia che mi è rimasta in mente oggi è quella di una donna che ha votato ad Atlanta. Ann Nixon Cooper ha 106 anni. \ Quest’anno, in queste elezioni, lei ha messo il dito su uno schermo e ha dato il suo voto, perché dopo 106 anni in America, attraverso i tempi migliori e le ore più buie, lei sa come l’America può cambiare. Yes, we can. America, abbiamo fatto tanta strada. Abbiamo visto molto. Ma c’è ancora tanto da fare. Quindi questa sera, chiediamoci: se le mie figlie saranno così fortunate da vivere così a lungo come Ann Nixon Cooper, quale cambiamento vedranno? Quali progressi avremo fatto?
Questa è la nostra occasione per rispondere a questa domanda. Questo è il nostro momento. Questo è il nostro tempo, per mettere la nostra gente di nuovo al lavoro e aprire le porte delle opportunità per i nostri figli; per restaurare la prosperità e promuovere la causa della pace; per rivendicare il sogno americano e riaffermare quella verità fondamentale che, di tanti, noi siamo uno; che mentre respiriamo, speriamo. E quando incontreremo cinismo e dubbi e quelli che ci dicono che non possiamo, noi risponderemo con quel credo senza tempo che riassume lo spirito di un popolo: Yes, we can.
Grazie. Dio vi benedica. E Dio benedica gli Stati Uniti d’America.
(Traduzione di Rosanna Cataldo)