«Siamo il palcoscenico mondiale per i maestri dell’architettura»

«Più sicurezza? Creiamo quartieri vivi tutto il giorno»

«Ma no, ce ne sono tanti di giovani con belle idee e voglia di fare». Manfredi Catella, ad di Hines italia, 38 anni li compirà fra qualche mese. È lui l’anima della ricostruzione dell’area che da Repubblica, passando per Garibaldi, arriva fino all’Isola.
E questa che idea è?
«Lo sforzo di ricucire il tessuto urbano. Un’occasione per comporre un palcoscenico d’eccellenza su cui far recitare grandi architetti, di rimettere finalmente Milano al centro del panorama mondiale».
Col verde come la mettiamo?
«Sono pronto ad accettare consigli e critiche. In parte fondate, perché per anni in Italia non si è riqualificato o lo si è fatto male. Però non mi piacciono le proteste che non vengono dai cittadini, ma dai partiti o da pseudo comitati strumentalizzati».
Strumentalizzati perché?
«Per creare ostacoli alla riqualificazione di un pezzo di città. Comunque è evidente che chi è d’accordo non manifesta. E così per cento che protestano, magari ce ne sono diecimila a cui il nuovo progetto piace. Si parla tanto delle riqualificazioni delle grandi città europee e poi quando Milano si muove... All’estero gli interventi sono diventati un volano economico importante per il turismo, il comercio, il terziario».
E la qualità della vita?
«Ormai siamo molto avanti, c’è una diffusa cultura di cittadini che vogliono positività, verde, servizi».
Un esempio concreto?
«I palazzi di Garibaldi-Repubblica hanno ottenuto un certificato di sostenibilità Leed, il maggior riconoscimento internazionale in campo ambientale».
Si può dire che giovani imprenditori possono essere portatori di una mentalità diversa?
«Si può dire che stiamo cercando di realizzare un’architettura che in Italia non si è fatta per anni: che tante anime diverse sono finalmente coinvolte in progetti di valorizzazione del territorio».
Perchè tanti architetti tutti insieme a riqualificare Milano?
«Con l’Ue son cadute le barriere e Milano ha capito che deve confrontarsi con l’Europa».
Tocca rincorrere?
«Il vantaggio è che possiamo guardare alle esperienze degli altri. Per non ripetere gli errori e magari prendere il meglio».
Oggi a Milano si parla molto di sicurezza. Che non c’è.
«Il nostro progetto è composto da un mix funzionale che consente all’area di essere presidiata per tutta la giornata. Fondamentale è l’illuminazione. E una corretta gestione degli spazi pubblici. Un parco è bellissimo, ma se è abbandonato diventa una zona di rischio e di degrado».