«Siamo un ponte fra i popoli»

«Siamo un ponte: non meri traduttori della lingua, ma della cultura di un popolo». Karina Scorzelli, 30 anni, cilena, lavora per la Cooperativa Crinali al San Carlo, reparto ostetrico-ginecologico. «Le sudamericane soffrono di solitudine e di un trauma migratorio che impedisce loro di dare un senso alla vita qui», dice. Tante, spesso irregolari, chiedono l'interruzione volontaria di gravidanza: «La presenza di un mediatore in ospedale permette di avere con ognuna un colloquio preliminare. Si sentono capite e si fidano: il rapporto con i medici italiani è facilitato». Con qualche rischio: «Le pazienti ci considerano l'unico riferimento: faticano a capire il nostro ruolo», e una certezza: «C'è molto da fare, ma pochi mezzi e poco tempo per tutti».