"Siamo alla porno tv, facciamo un passo indietro"

Il conduttore dell'Arena, Massimo Giletti: "Noi abbiamo abbassato i toni ma certi talk alimentano la violenza che c'è nella città". Poi spiega: "La D'Urso batte Baudo ma investe sullo scontro. Invitare Sgarbi e Cecchi paone significa volere la rissa"

Milano - Di lui se ne dicono tante. Il più delle volte ci ride sopra e non perde nemmeno tempo a smentire. Tra i pettegolezzi si muove come un surfista e quando appare in Tv, che poi è la cosa più importante per il pubblico, si mostra un domatore (un po’ arruffato) dolce ma sicuro di sé. Insomma, stiamo parlando di Massimo Giletti, arrivato al sesto anno di conduzione de L’arena, il talk che apre la domenica pomeriggio di Raiuno e che, dati alla mano, continua a piacere al pubblico. Tanto che, appena lo si sfruculia sui numeri Auditel, parte in quarta (come la maggior parte dei conduttori che, ovviamente, tengono molto al loro lavoro). Del resto, lo abbiamo interpellato apposta per movimentare la già accesa gara tra lui (e Pippo Baudo) e la diretta concorrente della domenica, Barbara D’Urso. La quale, sempre da noi sollecitata, la scorsa settimana si è detta soddisfatta su queste pagine per l’avvenuto superamento di Domenica In nella seconda parte del pomeriggio.

Dunque, Massimo, cominciamo dall’«Arena»: su 10 puntate è risultata vincente otto volte. L’altroieri lo share è stato del 21,4 per cento (3.625.000 spettatori).
«Ovviamente questi dati fanno piacere, anche perché finora qualunque avversario ci abbiano messo contro, anche di grande prestigio, non è riuscito, alla fine dei conti, a batterci. E non lo dico per vanagloria, ma perché questo vuol dire che il lavoro che facciamo piace al pubblico».

L’avversaria di quest’anno, comunque, è molto temibile. Con la D’Urso è una sfida all’ultimo spettatore.
«Non c’è dubbio. Devo dire, però, che investire sullo scontro certamente paga in termini di audience, ma secondo me è una strada pericolosa perché significa alimentare una discussione violenta su argomenti, come per esempio l’islam e l’omosessualità, che già di per sé spaccano il nostro Paese».

Lei quindi appartiene alla scuola di pensiero che il pubblico possa essere educato (o meno) dalla Tv?
«Credo che ci siano tipi diversi di pubblico: quello della seconda serata, per esempio, è più scafato, quello della domenica pomeriggio invece è più variegato e meno dotato di strumenti per difendersi da certa tv».

Quindi conduttori e dirigenti dei talk più leggeri hanno una responsabilità in più...
«Credo proprio di sì. Non per niente noi quest’anno abbiamo deciso di diminuire l’idea di arena (cioè di scontro) e aumentare lo spazio di approfondimento. Ormai viviamo in una società di video-fango - tutti fanno video e li mandano alle redazioni - in cui conta solo la porno politica. Forse è ora di fare un passo indietro».

Dunque, lei che è stato uno dei capostipiti del talk dai toni accesi e ha chiamato il suo programma «l’Arena», ora se ne chiama fuori? Praticamente ormai tutti i pomeriggi sono degli interminabili talk...
«Ricordando che questo genere l’ha inventato Funari e non io, è vero che negli ultimi anni i pomeriggi si sono avvicinati al nostro modello. E certamente anch’io faccio il mea culpa, sono il primo dei peccatori. Però so anche che si può fare dell’altro, altrimenti si creano dei mostri mediatici e si trasforma la Tv in tele-trans».

Da cosa si comincia? Non si può evitare di parlare degli argomenti di attualità. Sintetizza la D’Urso: «La mia Tv non è trash, è la realtà a esserlo».
«Vero, ma quelli che lavorano in Tv sanno bene che tutto dipende dagli ospiti. Se si mettono nello stesso studio Sgarbi e Cecchi Paone, si sa dove si può arrivare. Se si invita la Santanchè che si mette a dire che “Maometto era un pedofilo”, non si può poi stupirsi».

Ma una trasmissione pacata come quella di Baudo fa più fatica a conservare il pubblico...
«Secondo me Baudo è un signore della Tv e va valutato indipendentemente dagli ascolti: lui è fautore di una televisione equilibrata che soffre di più quando su altri canali va in onda di tutto».

A proposito di trans, il suo nome è subito circolato come uno dei frequentatori di via Gradoli....
«Ci rido... se ne dicono tante su di me. Rispondo con le parole che mi ha detto il generale dei carabinieri che mi ha chiesto di presentare il calendario dell’Arma: “Se fosse in quell’elenco, noi lo sapremmo, e non l’avremmo certamente invitata”».

In Rai si dice che lei sia refrattario ad assumere altri impegni oltre l’Arena, altrimenti la manderebbero subito in prima serata...
«A me piace fare bene poche cose, semplicemente perché voglio vivere e avere il tempo di godermi la libertà, come riuscire ad andare a Lourdes o leggere un libro a villa Borghese. Non sono un drogato della Tv e metto la faccia solo nei programmi in cui credo. Comunque, tra un po’, farò il grande passo e, insieme alla ditta Ballandi, metteremo in piedi uno show di prime time, penso a maggio».