«Siamo pronti a farci giustizia da soli»

«Se lo Stato, le forze dell’ordine non ci aiutano, siamo pronti ad organizzarci da soli». C’è rabbia tra gli abitanti di Primavalle. «Viviamo sotto assedio - racconta Elisa, mentre attende il bus 916 - Qui ci sono romeni, polacchi: vivono in baracche improvvisate, spesso la sera girano ubriachi». «Qui è tutta gente dell’est, vive da queste parti ormai da anni - racconta Franco, pensionato, che abita in questo quartiere da più di 20 anni -. La sera è buio, il rischio è sempre dietro l’angolo».
«Hanno tanto parlato che avrebbero mandato via i rom dai campi, ma è successa la stessa cosa di un anno e mezzo fa con l’omicidio della signora Reggiani. Ringraziando il Signore questa volta la donna si è salvata», dice Stefania, un’abitante di via Andersen. «Non importa se si tratta di un italiano o di uno straniero, farebbero schifo entrambi - prosegue la donna - io abito qui da 20 anni ed ho paura la sera a portare giù il cane. Ogni tanto si vede qualche pattuglia che dovrebbe controllare la zona, ma in realtà questo è un posto scordato da Dio e dal mondo. Dove sono finite le promesse della campagna elettorale? Basta arrivare alla fine della strada, al depuratore, per vedere che gli accampamenti dei nomadi sono tutti qui. Io non ce l’ho con loro - prosegue la donna - sono per il vivere e lascia vivere. Ma un episodio del genere in 20 anni non era mai successo».
Stefania confessa poi di essere rimasta molto colpita da questa vicenda perché le è sembrato di rivivere la stessa storia della Reggiani: «Io lavoro alla caserma di Tor Di Quinto e ho percorso sia la strada dove è stata stuprata un anno e mezzo fa la Reggiani sia quella dove mercoledì sera è stata violentata la signora. C’è da avere paura». Rincara la dose una donna di 60 anni che preferisce non rivelare il suo nome: «Qui siamo dimenticati da Dio. Per arrivare ai negozi dobbiamo andare a via di Torrevecchia, a quasi cinque chilometri da qui. In più ci sono gli zingari». Già, gli zingari. Nessuno lo dice esplicitamente, ma per tutti sembra che il vicino campo rom sia la causa di tutto il malessere del quartiere. «Non ce l’abbiamo con gli extracomunitari - sostiene uno dei tifosi del Roma club - ma ci auguriamo che qualcuno prenda in considerazione le nostre lettere mandate in questi anni per chiedere vigilanza, e che non ci costringano a farci giustizia da soli».