Siamo pronti

Parliamoci chiaro all'interno del centrodestra. Molti ritengono che non siamo pronti per forzare elezioni anticipate e tentare di vincerle. Io, invece, penso che lo siamo. E se non lo siamo del tutto dobbiamo concentrarci su cosa manca per riuscirci, adesso. Desidero qui argomentare questa posizione nella speranza che sostituisca quella attendista che ho sentito nelle parole di molti amici che rappresentano il popolo della libertà. Gli amici attendisti hanno buone ragioni realistiche. È difficile far cadere Prodi al Senato. Se ci riuscissimo Napolitano non concederebbe subito le elezioni anticipate. Comunque bisognerebbe rompere lo schieramento di sinistra, eventualità non impossibile, ma anche non immediata. Inoltre nel centrodestra non siamo pronti perché Casini vuole liberarsi della leadership di Berlusconi, vincere la competizione tra delfini marginalizzando Fini attraverso uno spostamento più verso il centro della coalizione di centrodestra. Se non è così, comunque vuole prendere tempo pensando che ciò gli dia un vantaggio sia in relazione alla propria speranza di leadership sia alla probabilità che la sinistra si disgreghi liberando forze centriste riorganizzabili in un nuovo gruppo, anche spaccando Forza Italia dopo l'eventuale crisi di Berlusconi.
Inoltre, se andassimo a governare con una Casa delle libertà poco coesa rischiamo di fare la fine di Prodi e di cadere nella ingovernabilità. Queste e altre simili sono le ragioni che fanno prevalere l'attendismo tra i politici, anche rilevanti, nel centrodestra. A questi amici mi permetto di dire che avete perso di vista il punto e non sentite lo spirito dei tempi. Il governo Prodi non è un normale avversario, ma una disgrazia. Sta rompendo, con il terrorismo fiscale, il rapporto di fiducia tra ceto produttivo e Stato. La sua politica a favore di alcuni e non di tutti riapre il conflitto tra classi sociali. Sta portando l'Italia fuori dall'Occidente e il modello economico verso una configurazione decompetitiva, come per altro già fece nel 1996. Se le forze del bene, noi, tornassimo a governare nel 2011 riusciremmo a riparare tali danni? Difficile.
Quindi è per interesse nazionale, ed europeo lì dove l'Italia deve essere un contributo e non un problema per l'insieme, che dobbiamo tirar giù il prima possibile questa banda di sciagurati. E comunque l'elettorato delle libertà si sente minacciato e colpito ingiustamente nella concretezza della propria vita e se ne infischia altamente delle analisi professionali politichesi: vuole che i suoi rappresentanti abbattano il mostro. E io penso che il politico, pur dotato del diritto di interpretare discrezionalmente il mandato di rappresentanza, debba ascoltare e seguire la sua gente quando questa segnala sofferenze e paure oltre il limite di tolleranza. In questa ottica il politico deve trovare soluzioni e non scuse per rimandarle, buone che siano. Provo a dare una bozza di piano strategico.
Secondo me il problema di Casini non esiste. Se Berlusconi e Fini annunciano la costruzione del Partito delle libertà e lo configurano per andare subito ad elezioni dove andrà Casini? Verrà a fare il bravo co-segretario del nuovo partito insieme a Fini, Berlusconi Presidente. Se non lo vorrà, uscirà dalla politica. Chi farà il primo ministro? Berlusconi. È capace di fare un altro giro a Palazzo Chigi, di portare a termine la fase 2 del programma del 2001. Infatti con il programma siamo già pronti. Se nel 2006 la crescita è buona ed il gettito fiscale perfino sorprendente è merito della buona gestione del governo Berlusconi e non certo di Prodi/Visco. Ci manca: a) la decisione chiara per rinnovare la leadership a Berlusconi; b) la costruzione accelerata del Partito delle libertà attraverso la formazione subito del suo nucleo formato dalla convergenza tra An e Fi aperto ad altre inclusioni e associazioni. Questo sarà l'evento che innesca l'ondata, questo dovrà essere il significato del 2 dicembre.
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