Siamo qui, come ci hai insegnato tu

Il certificato medico

non è medioevo:

è tutela della scuola
Sono una mamma, ma anche un'insegnante, una delle tante insegnanti che ogni giorno vive a contatto con la realtà scolastica, quella vera, non fatta di parole e disposizioni di legge ma di fatti concreti, di problematiche quotidiane da affrontare e risolvere rendendo un servizio ai bambini e alle famiglie.
Non posso non intervenire in merito alla recente sentenza del Tar che ha giustamente ripristinato una serie di obblighi in materia di prevenzione sanitaria nella scuola. Ho letto molte, troppe parole di dissenso provenienti dall'ambiente medico e dalle amministrazioni pubbliche circa questo tema così dibattuto. È perlomeno sconfortante apprendere che coloro che dovrebbero contribuire a mantenere alto il livello di qualità dei servizi all'infanzia, si trovino in netto disaccordo con questa sentenza. Vorrei sottolineare che un certificato medico per il rientro a scuola significa «confronto» con un medico pediatra, l'unico che davvero può accertare e confermare la buona salute del bambino. Per non parlare del medico scolastico, punto di riferimento insostituibile per tutta la comunità scolastica. Sulla salute non si scherza, sulla salute dei nostri bambini non si fanno opere di «semplificazione» o «snellimento» burocratico di questo tipo.
Ho letto addirittura che con questa sentenza si ritorna al Medio Evo e si sottrae tempo prezioso ai medici pediatri. In realtà era la condizione precedente che aveva fatto sentire insegnanti e famiglie abbandonati in balia di se stessi, con responsabilità che dovrebbero essere condivise con figure competenti che si occupano di salute e prevenzione.
Paola Martinetti
anche a nome di un gruppo
di insegnanti
di scuola pubblica materna

A quella piazzetta

mancano un nome

e una panchina
Caro Lussana, le vorrei illustrare brevemente la situazione di un bell'angolo della nostra amata città e precisamente piazza Barrili (l'ho battezzata con questo nome perché nessuno ancora l'ha fatto). A questo proposito perché non approfittarne per darle finalmente un nome e magari quello del nostro concittadino Tortora?
Questa premessa l'ho fatta per arrivare al punto dolente. Questa piazzetta, dotata di due ampie aiuole con alberi che in primavera sono fioriti e sei panchine, costituisce una piccola oasi per le persone del quartiere e anche di quelle di passaggio che si riposano dopo aver affrontato via Torti in salita. L'altra notte qualche vandalo ha divelto una delle panchine che peraltro è di ferro pesante. Ho telefonato ai vigili del quartiere, ma ancora non si è fatto vivo nessuno. Può mandare qualcuno a sollecitare presso il Comune Lei che ha buoni rapporti con il sindaco? Grazie
«Oblò» con vista

sui reali problemi

dei cittadini
Caro Lussana, prendendo spunto dal riuscitissimo incontro sul tema della sicurezza organizzato dal Circolo della Libertà «L'Oblò» di Genova, appare assolutamente evidente che la popolazione genovese (e in larga scala quella italiana), non si senta affatto sicura e, cosa ancor più grave, percepisca il totale disinteresse su un argomento così delicato e cruciale da parte del governo regionale rappresentato dalla giunta rossa Burlando. E questo a prescindere dagli orientamenti politici in quanto ciò deriva da precisi sondaggi che ovviamente non si riferiscono a questioni ideologiche. D'altro canto non credo che ci si possa aspettare nulla da questa giunta che ha precisi punti di riferimento sul tema con un governo nazionale che si vanta di trattare con Talebani, Hamas e quant'altro eluda da normali e riconosciute istituzioni democratiche.
Marco Lasagna

Borgo Incrociati,

era meglio

il vecchio sottopasso
Per oltre un anno il sottopasso di Borgo Incrociati è rimasto chiuso per lavori e solo recentemente è stato riaperto al transito. Poiché lo percorrevo quasi giornalmente per recarmi nella zona di Brignole, quando ho saputo della sua riapertura sono andato fiducioso ad ammirare il nuovo percorso, aspettandomi gradevoli sorprese. Già il primo impatto, lato Borgo Incrociati, mi ha lasciato perplesso; l’ingresso è nascosto da strutture provvisorie che garantiscono l’accesso carraio, alla sede ferroviaria, ma riducono lo spazio per i pedoni ad un budello tortuoso. Ma il vero obbrobrio si manifesta appena imboccato il sottopasso. Le pareti sono state sostituite e/o rinforzate da muri in cemento che chiudono anche i vani dei diversi negozi preesistenti, i quali garantivano da soli la vivibilità del passaggio. Il cemento è stato lasciato grezzo e mal rifinito, e le parti così realizzate sono state colorate gialle e blu (una invitante tavolozza per i graffitari), il pavimento resistente, per tutto il primo tratto prospicente agli ex negozi, è stato sostituito con asfalto, sembra di essere in un sottopasso di campagna e non al centro della città di Genova.
Un’altra sorpresa ci attende nella seconda parte lato Brignole, nel senso che pareti, pavimento e soffitto preesistente sono rimasti tali e quali (scritte e sporcizia comprese), salvo alcune tappe in cemento sul pavimento per riparare le piastrelle rotte.
Il tutto è realizzato con una sciatteria tale da rimpiangere persino la precedente sistemazione del sottopasso. A tutti quelli responsabili, a tutti i livelli, di questi lavori dico: «vergognatevi». Agli elettori genovesi dico: è inutile lamentarsi se poi non si ha il coraggio di cambiare, abbiamo gli amministratori che ci meritiamo.
Franco Chiusi

Il «no» a priori

che arresta il futuro

di questa regione
La sindrome Nimby Not in my backyard (non nel mio giardino) è la nuova «maccaia» dei Genovesi.
Vergognosa situazione delle giunte di sinistra, sia regionale che comunale, che prima approva progetti edilizi faraonici e non, e poi, causa le urla di qualche comitato cittadino, tenta di revocare le concessioni, con danni gravissimi a chi nel progetto aveva speso anni di paziente lavoro, con evidenti ricadute occupazionali sulle imprese che avevano appaltato l'opera, con sicure ripercussioni sulla certezza del diritto e con sicuro danno economico alle casse comunali (che poi sono le tasche dei cittadini). La situazione è tremenda, tale da far tremare i polsi a qualsiasi politico anche di lungo corso. Non vi è solo l'Acquasola a far litigare Vincenzi, Ronzitti e Burlando. Sono decine e decine i progetti approvati dalla giunta Pericu e lasciati in eredità alla giunta Vincenzi. Da ponente a levante, opere minori e opere maggiori, approvate tutte a fini legislature e portate come biglietto da visita dal buon Margini e dalla Vincenzi, all'incontro pre-elettorale, con le associazioni di categoria. Strano è, che oggi la Sindaco si dichiari contraria all'esecuzione di tali opere (facendo finta di cadere dalle nuvole), anche perché i comitati che urlano oggi, ieri avevano già ampiamente manifestato le loro contrarietà, all'ex sindaco Pericu. Sicuramente, ogni progetto ha la sua storia, ma non si può in linea di principio bloccare lo sviluppo della città a causa di un nugolo di persone che, per partito preso, sono contrarie all'edificazione in città.
Andrea Cevasco

Il traffico si blocca

ma i vigili multano

chi non lo intralcia
Gentili signori del Giornale di Genova, venerdì, arrivato con la mia motoretta da Trapani per visitare codesta splendida città, un po' cambiata rispetto a trentanni or sono forse per altrettanti anni di occupazione di palazzo Tursi da parte della sinistra, ho incontrato svariati cortei di studenti che, al grido «Prodi, Prodi fatti gentilmente da parte» (le parole non erano propriamente queste, ma tale il senso) la bloccavano completamente; nonostante il caos del traffico richiedesse che ogni addetto si desse da fare per alleviare i disagi degli automobilisti, in via dei Cebà alle 10,10 alcuni scooters che non intralciavano minimamente né il traffico né il transito dei pedoni sono stati contravvenuti perché parcheggiati su quello che i moduli lasciati sui mezzi definiscono un «passaggio pedonale»: con il piccolo particolare che - oltre a non essere visibile perché la vernice delle strisce non esiste più - tale a mio avviso non deve essere considerato perché il marciapiedi che vi permette l'accesso perché lo sbocco è occluso da tognolini e barriere metalliche, ed il traffico veicolare vi è impedito da un orinatoio pubblico; la sinistra di Tursi pur di far cassa raschia proprio il fondo del barile!
Luigi Della Tonnara - Trapani

Le formichine

e le tasse

della sindaco
Caro Dott.Lussana, C'è poco da fare, uno per realizzarsi come imprenditore deve averne l'attitudine nel Dna. A me, per esempio, nel corso della mia vita lavorativa, occasioni non ne sono mancate, semplicemente è mancato il «coraggio». Ecco perché ripenso alle lettere inviatevi da imprenditori genovesi, scoraggiati ma non domi. Già avevo paragonato questi ostinati lavoratori (sì, confermo, lavoratori) a quelle formichine indaffarate a raggiungere la loro meta su un ramo che forze avverse cercano di spezzare (nel caso specifico: Prodi, Ds, Visco). Nel caso degli imprenditori genovesi altre forze avverse si aggiungono. Tra codeste, il Comune, che, continuando a confondere la Tarsu con la Tia, insiste ad addebitare un balzello che già nel maggio di tre anni fa la Cassazione, con sentenza numero 9000, aveva appunto «cassato». Io invito la signora Sindaco oltre che farsi un giretto in quel di Castelletto ove qualche daltonico ha pittato tutti i parcheggi di blu, scordandosi il bianco, a prestare un minimo di attenzione anche alle citate formichine...
Luigi Fassone

Passano i secoli

ma i versi di Dante

sono sempre attuali
Il Sommo Poeta nel VI canto del Purgatorio ha scritto alla 78º strofa: «Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!».
Questo verso sublime è l’attuale immagine dell’Italia governata purtroppo dai comunisti che stanno facendo enormi danni al Paese ed ai cittadini e, a mio parere è il peggior governo che l’Italia abbia avuto dalla nascita della Repubblica.
Bruno D’Egidio

Azzurro Genova,

un augurio in rima

alla Nazionale
Il Cielo Paradiso al Tricolore,/ correte miei prodi a gonfiarsi la rete,/ e domani il dì festa alla vittoria./ L’Italia che prega tutta intera / ed il superbo pubblico estasiato nei cori/ tiepido autunno che va / a stiepidir l’ultimo assalto di estate/ vittoria sia/ e di bello parlarne.
Questi versi spero portino fortuna alla Nazionale, Genova è una città magica dove non esistono sogni ma un realtà grande che si specchia nel mare!
Mario Sciacca