«Siamo solo due ragazze alla corte di papà Pippo»

nostro inviato a Sanremo

Mettiamola così: sono due vallette dalle larghe intese. Comunque le prendi, Andrea Osvart e Bianca Guaccero si dividono i ruoli meglio del pentapartito. Una bionda, l’altra bruna; una introversa, l’altra più spumeggiante. Volendo, sono la luna e il sole del Festival che finora le ha tenute un po’ nascoste perché è sempre così: all’Ariston vincono subito i nomi famosissimi e gli altri faticano di più. Per di più cantano e ballano entrambe, roba da musical ovvio, ma per carità lo fanno in serate diverse perché qui c’è la divisione dei ruoli e loro due si ritroveranno insieme sul palco solo il giovedì sera. «Le prove sono state emozionanti» spiega Bianca Guaccero, che ha ancora il fiatone e un po’ di raucedine a guastarle la vigilia. Potendo, lei salterebbe sul palco dall’inizio alla fine perché è così sin da quando debuttò a 7 anni su Tele Bari per cantare nel coro dello Zecchino d’Oro. «Avevamo passato il provino in due, io e la mia cuginetta. Ma al momento decisivo lei scappò tra le braccia della mamma». Bianca no. E così dopo tutte le passerelle, la fascia di Miss Bitonto, il debutto a 18 anni con Raoul Bova nel film Terra bruciata del 1999 eccola in tv in una sequela di fiction da far impallidire le Lorette Goggi degli anni Settanta: dalla Memoria e il perdono del 2001 fino a Capri che l’ha resa riconoscibile a un pubblico enorme, lo stesso che qui fuori dall’Ariston continua a ripetere che «La Guaccero è quella delle fiction, ma la Osvart chissà chi è».
Presto detto.
Su questo palco e nei camerini del teatro più famoso dell’Italia televisiva, loro due sono soltanto «due ragazze alla corte di papà Pippo» ed entrambe lo ripetono mentre preparano passo dopo passo il loro debutto e il conto alla rovescia è già iniziato. E a presentarsi ieri sera ci ha pensato proprio la Osvart, 29 anni, che è arrivata sul palco quasi subito con il piede veloce come ha imparato in Ungheria dove viveva in mezzo alla natura con il padre veterinario e la madre insegnante. E quando lei a 14 anni si è messa a piangere perché «volevo ballare» nelle tasche non c’erano tutti i soldi necessari. Perciò appena ha potuto, ossia neppure a vent’anni, ha fatto armi e bagagli per andare a Los Angeles. Mica solo ballo, anche recitazione. E adesso ricorda: «Ho debuttato in Spy game di Tony Scott con Brad Pitt e Robert Redford, niente male no?». Particina ovvio. Però quando è arrivata a Roma per completare la tesi su «Le figure femminili di Elsa Morante», ha capito subito che in quella città si quadrava il cerchio. In sette anni Andrea Osvart ha vendemmiato ruoli al cinema (ad esempio Mare buio di Roberta Torre del 2006) e in tv dove ad esempio ha messo in fila le fiction Il bell’Antonio, Exodus e Pompei, che per lei è stata quella decisiva. Era venuta a presentarla qui a Sanremo. E proprio dove adesso c’è il suo nome sui camerini Pippo Baudo l’ha notata.
Affare fatto.
Adesso che sono l’altra metà del cielo di Sanremo, Andrea Osvart e Bianca Guaccero fanno i conti con il delirio che qui dentro sembra trasformare un festival della canzone nell’ombelico del mondo, il vero termometro per capire come si azzerano tutti i limiti, compresi quelli del buongusto. Tanto per capirci, ieri il rotocalco Scandali 2000 ha pubblicato quattro pagine di scatti fotografici a metà tra il fotomontaggio e il colpo di mercato. «Ma parte di quelle foto vengono dal set della fiction Assunta Spina – dice la Guaccero -. Io non farei mai scene di nudo integrale o di sesso, neppure in film di grande qualità come Caos calmo. E chiedo persino che questa mia volontà diventi una clausola dei contratti». E così lei stasera arriverà in scena per cantare e ballare una scena in stile musical confezionata apposta per lei. «E mi sembrerà strano, per una sera, non essere a casa con i miei amici e la mia famiglia a guardarmi in tivù questo festival che è l’anima di noi italiani». Su il sipario, e complimenti tanti.