"Siamo spagnoli": 200mila cubani in fuga

Il governo di Madrid allenta le regole per ottenere la cittadinanza.
Risultato: i nipoti degli immigrati dalla penisola iberica assediano il
consolato dell’Avana. Ed entro il 2011 il 2% della popolazione avrà
passaporto europeo

Pierpaolo Lio

Madrid - Il colpo di grazia alla sempiterna rivoluzione cubana potrebbe non arrivare dai capitalisti del grande vicino americano ma dalla Spagna socialista. E con un semplice provvedimento burocratico. La cosiddetta «Legge della Memoria», varata nei mesi scorsi dal governo di Madrid guidato da José Luis Rodriguez Zapatero, oltre a cancellare i simboli del franchismo, rischia infatti di trasformare Cuba in un'isola di spagnoli. Poche settimane fa, per la precisione il 29 dicembre 2008, è entrata in vigore la norma che stabilisce che i nipoti di esiliati ed emigranti spagnoli possono acquisire la nazionalità anche se i loro padri non sono nati in Spagna, come era in precedenza.

Maglie più larghe, dunque, per ottenere la cittadinanza del Paese iberico. Una manna per chi non vede l’ora di lasciare in qualche modo Cuba. Il risultato: il Consolato spagnolo dell'Avana è stato preso d’assalto, centinaia di persone sono in fila a qualsiasi ora del giorno per avere informazioni e l’edificio è già stato soprannominato «la fabbrica degli spagnoli». Soprannome azzeccato se le previsioni saranno rispettate: i primi calcoli parlano di 200mila cubani destinati a diventare spagnoli entro il 2011. Un fortunato 2% della popolazione che potrà scordarsi il cibo razionato, le restrizioni per espatriare e le difficoltà economiche di tutti i giorni. Numeri che stanno incominciando a preoccupare il regime castrista che ha dovuto affrontare negli anni il lento dissanguarsi della sua popolazione con i disperati «balseros» richiamati dalle sirene anticastriste di Miami e i campioni olimpici in fuga a ogni trasferta.
Fino ad ora il numero dei fuggitivi è stato tutto sommato ridotto. Da adesso in poi la falla rischia di diventare una voragine. Per di più del tutto legale. Il sogno di un passaporto europeo può coinvolgere praticamente chiunque sull'isola. A Cuba sono ben pochi quelli che non possono sfoggiare un antenato spagnolo. Gran parte dell’immigrazione dalla penisola iberica risale agli anni ’30. E per chi un nonno non lo trovasse c'è sempre la possibilità di recuperare carte false dai maestri del mercato nero. Ironicamente i primi due a poter rivendicare la cittadinanza spagnola sono proprio i due che più hanno contribuito a realizzare l'utopia socialista a due passi dalla patria del capitalismo: Fidel Alejandro Castro Ruz e il fratello Raul. I due (che avrebbero avuto diritto alla nazionalità iberica anche con la vecchia legge) sono infatti figli di Angel Castro, un emigrato spagnolo diventato un benestante proprietario terriero.

Per le vie della capitale cubana comunque non si parla d'altro da mesi. La «fabbrica degli spagnoli» ha superato Obama nell'interesse della gente. In un mese, nonostante le molte festività, al Consolato spagnolo dell'Avana sono pervenute oltre 20mila richieste di appuntamento per consegnare la documentazione. Un numero eccezionale, specie se si considera che la richiesta si fa via internet, un mezzo ostico per gli isolani, visti i costi e le limitazioni, che solo in pochi possono permettersi. Una valanga di contatti che ha spinto il Consolato a correre ai ripari ed evitare un collasso dei computer e dei centralini, attivando un numero verde telefonico. Nell'ufficio consolare sono arrivati altri impiegati. E la responsabile dell'ufficio, Maria Eugenia Sanchez, quantifica in almeno 78mila le richieste da esaminare nei prossimi 12 mesi. Ma le cose potrebbero peggiorare: solo nei primi 30 anni del secolo scorso circa un milione di spagnoli si è trasferito sull’isola caraibica.