"Siamo stati esiliati per le nostre idee"

Ora Sandra Mastella potrebbe essere costretta a rinunciare a presiedere il consiglio regionale

Ceppaloni - E poi capisci che le cose non sono andate bene quando vedi le donne del comitato «spontaneo permanente» che tutto d’un tratto entrano in una casa, escono con un lenzuolo bianco, poi salta fuori uno spray arancione e una scritta di rabbia spruzzata su un muro: «Arrestateci tutti». La notizia, la fine degli arresti cautelari per Sandra Mastella, era arrivata molto prima, alle due e venti del pomeriggio, con il solito tam tam che aveva preceduto anche le agenzie. Ma poi, dopo che un’auto dei carabinieri è entrata nella villa dei Mastella per notificare l’ordinanza e dopo che la Maserati dell’avvocato è entrata sgommando sul viale, per un lunghissimo tempo la folla era rimasta sul piazzale davanti alla casa dell’ex ministro di Grazia e giustizia, in una lunga attesa.

Un tempo interminabile. Quello che serve a Sandra e Clemente Mastella per decidere come rispondere a quello che considerano un nuovo oltraggio della magistratura. Un basso profilo avrebbe voluto dire incassare il colpo. Una reazione rabbiosa, avrebbe potuto rovinare la studiata campagna innocentista, fino ad oggi amministrata con grande oculatezza. Così, alle sei di sera, quando dopo giorni di arresti forzati dentro casa Sandra Lonardo Mastella esce dal cancello della villa pompeiana, nulla è stato lasciato al caso. Le donne dell’organizzazione hanno già pensato a tutto. Quello striscione, esibito con rabbia e dolore, e poi portato in cima a una piccola scalinata che fiancheggia l’abitazione dell’ex Guardasigilli. Come per creare una ribalta, una coreografia di carne e sangue, da cui far partire l’ennesimo appello. E poi, quando Donna Sandra varca finalmente quel cancello, c’è già pronto anche un piccolo impianto di amplificazione portatile, per far arrivare la voce a tutti, giornalisti, militanti, amici, simpatizzanti, paesani. Ed è a questo punto che Sandra esce dal silenzio a cui l’ha costretta l’inchiesta, sale su quella scalinata pressata da un serpentone di folla e, mentre i cameramen imprecano e lei grida «Elio, vieni qui», per far arrivare al suo fianco il figlio, Clemente Mastella chiede a tutti il silenzio e la presidente del consiglio regionale della Campania legge una dichiarazione scritta che è un sapiente equilibrio fra le emozioni e le necessità legali. Inizia con i ringraziamenti, a tutte le persone che le hanno scritto in questi giorni di arresti, perfino agli «emigranti», perché, come ricorda la first lady di casa Mastella, «ero una di loro, un emigrante anch’io». Il nodo, poi, quello che rappresenta un duro colpo, in questa serata di festeggiamenti tanto a lungo attesi, ma non consumati, è quella misura restrittiva che resta, e che anzi viene aggiunta rispetto alle richieste del pm. Infatti, per Sandra Mastella resta «l’obbligo di dimora», un vincolo che la costringerà a risiedere dentro i confini del comune di Ceppaloni fino alla decisione del gip che si pronuncerà entro il 3 febbraio. Un vincolo che non ha solo un peso simbolico, ma anche pratico, perché potrebbe perfino impedire alla Mastella di continuare la sua attività di presidente del Consiglio regionale. È su questo che la moglie dell’ex ministro fa l’unica dichiarazione fuori dal testo scritto: «È incredibile, non ci sono precedenti a livello istituzionale».

È naturalmente su questo tema che si arriva al cuore della dichiarazione letta davanti a telecamere e microfoni, quando la voce un po’ si incrina e si alza: «Mi è stato dato l’obbligo di dimora.... Una misura sulla quale molti si interrogano, sconcertati. Ho sentito il bisogno quasi fisico, come mio primo gesto, di entrare in contatto con voi, con la mia gente, con il mio popolo che mi conosce per quello che sono e per quello che faccio».

E bisogna rivederla quell’immagine, la moglie e il marito in piedi sulla scaletta, Elio solo un passo indietro, le donne dietro con lo striscione e i militanti saliti sui balconi delle palazzine intorno con le bandiere arancioni del campanile. «Facendo forza su me stessa voglio continuare a credere nella giustizia. Tutto questo lo farò pur nell’incredibile sofferenza di una innocenza che posso solo proclamare davanti a voi e che, con i miei avvocati, sono certa di poter dimostrare nelle sedi giudiziarie».

Sandra legge, Clemente le gira i fogli uno a uno, di nuovo un respiro: «Io non sono una persona speciale - dice la Lonardo -, non sono una che chiede privilegi o trattamenti particolari: sono una persona che, come tante altre, oggi ritiene di aver subito un’altra umiliazione incredibile e immeritata». Poi ancora un passaggio, l’accenno al futuro, la prefigurazione di una possibile battaglia politica. «Andrò avanti, chiedendo a voi di sostenermi, come io sosterrò quanti si trovano e si troveranno nelle mie stesse condizioni. Ringrazio tutti coloro che vedono in questa mia vicenda un dramma inspiegabile che potrebbe essere vissuto anche da loro».

A chiudere la serata, è un comizio improvvisato di Mastella. E l’ex ministro, parlando a braccio, rincara la dose, stavolta ragionando in prima persona: «Abbiamo subito una gogna mediatica, continuiamo a subirla. Ma io non mi sento ostaggio politico di nessuno». Anche lui sale di tono: «Sono qui anche io, in esilio, in carcere per le mie idee!». Partono gli applausi e poi una interminabile sequenza di abbracci. Sandra non piange, sorride semmai, salutando uno a uno tutti quelli che sono accorsi lì per lei. Un velo di lacrime si nota solo per un attimo, quando, mentre sta tornando a casa, passa davanti al gazebo delle «madri mastelliane»: «Ah!, eccolo qui...». Poi via, si torna a casa, ancora dentro, ancora chiusa dentro i confini del comune, «ci ho messo quindici giorni per varcare quel cancello - sospira Sandra tornando nella villa -, ma vedrete che, prima o poi, usciremo anche da qui».