Siamo terreno di conquista per imprese estere

Fenoglio (Unrae Veicoli Industriali): «Delocalizzazione a causa di fisco e costo del lavoro»

Piero Evangelisti

Uno dei settori più colpiti dalla crisi economica degli ultimi anni è senza dubbio quello dell'autotrasporto e, parallelamente, quello dei veicoli industriali. Già nel 2015 c'erano stati segni di ripresa e quest'anno il fenomeno si è positivamente consolidato, ma per entrambi i comparti le perdite, dal 2008 al 2015, sono state devastanti. In questi anni, infatti, c'è stata una perdita media di immatricolazioni potenziali rispetto al valore del 2008 di oltre 17mila veicoli l'anno e l'occupazione si è ridotta di quasi 150mila posti, senza contare quelli delle aziende della rete di distribuzione e assistenza dei mezzi che potrebbero portare alla cifra di oltre 300mila addetti.

Anche l'azienda Italia ha subito una significativa perdita, in termini di gettito fiscale, derivante dalle 120mila immatricolazioni in meno che hanno causato una perdita di 1,7 miliardi di fatturato. Se il mercato dei veicoli industriali è ripartito (dovrebbe chiudere il 2016 con un aumento del 38% per i veicoli oltre le 3,5 tonnellate e del 39% per quelli oltre le 16 t), altrettanto non si può dire per le aziende italiane di autotrasporto che soffrono di problemi solo marginalmente legati alla crisi che abbiamo attraversato. Questi temi sono stati analizzati dalla Sezione Veicoli Industriali di Unrae (l'Associazione delle Case automobilistiche estere operanti in Italia) presieduta da Franco Fenoglio, presidente e amministratore delegato di Italscania. «Le ragioni dell'attuale inversione di rotta nell'andamento del mercato ha dichiarato Fenoglio possono essere ricercate nella necessità indilazionabile di rinnovare il parco autoveicoli ampiamente obsoleto dal punto di vista della sostenibilità ambientale ed economica, ma vorrei ricordare che con il trend attuale ci vorranno oltre 20 anni per rinnovare il parco». Rispetto al 2008, oggi sulle strade italiane circola il 24% in meno di veicoli per il trasporto merci con targa italiana e solo il 15% dei trasporti operati dal parco italiano è effettuato in ambito internazionale. «Il fenomeno della delocalizzazione è sicuramente una delle prime cause di impoverimento dell'autotrasporto italiano ha sottolineato il presidente Fenoglio e a esso si è poi sommato il cabotaggio esercitato troppo spesso senza il dovuto rispetto della disciplina comunitaria».

In sostanza, mentre molti imprenditori italiani trasferiscono all'estero la propria attività per motivi fiscali e di costo del lavoro, il nostro Paese diventa terreno di conquista per imprese straniere. Due sono le direttrici che Unrae ha individuato per una ripresa del sistema dei trasporti italiano: innanzitutto il rinnovo del parco circolante per una mobilità realmente sostenibile e le indispensabili misure strutturali di sostegno per questo cambiamento e poi, non meno importante, la formazione degli autisti, con un occhio particolare al problema dell'occupazione giovanile e, infine, la previsione di sgravi fiscali per le aziende, e in particolare quelle che fanno formazione.