Siamo tutti Cittadella

La porta non si apriva. Poi all'improvviso venne giù la serratura. L'avevano scardinata. Sono passati quasi vent'anni ma ricordo l'impressione di quell'istante come se fosse oggi. E ricordo ogni passo dentro la casa violata, i mobili aperti, i vestiti buttati alla rinfusa sul letto, la sensazione che si prova a pensare che mani sconosciute sono riuscite a frugare negli angoli più nascosti della tua vita. È così che nasce la paura.
La paura non è mica un numero rubato alla statistica. La paura non è il rapporto Istat sugli omicidi in provincia né il confronto delle serie storiche più o meno ponderate. Macché: la paura è un sudore che non riesci più a toglierti di dosso, un gel che ti si appiccica alla pelle e non se ne vuole andare via. Sono venuti a rubare a casa mia una seconda volta, mentre dormivo. Una terza ci hanno provato, senza successo. La paura è una persiana scheggiata, una vicina che ti dice: «Stanotte li ho visti, stavano cercando di scavalcare». La paura è l'allarme che suona, è alzarsi nel cuore della notte e controllare finestra per finestra, con i bimbi che ti guardano un po' così. «Che succede papà?». La paura è rispondere «niente», cercando di non riempire quel niente di terrore.
Adesso va di moda dire che al Nord c'è il razzismo. Ci scrivono i pezzi, ci fanno le trasmissioni tv. Parlano di muri. Accusano i sindaci di Cittadella o di Caravaggio per le loro ordinanze. Mostrano le mani bianche che per stringere le nere si mettono un guanto di plastica, come quello di chi raccoglie immondizia. L'idea è chiara: vogliono far credere che dietro i sindaci che chiedono sicurezza si nasconde la nuova xenofobia, l'odio per il diverso, i prodromi di una pulizia etnica che verrà.
E invece dietro i sindaci che chiedono sicurezza c'è solo la paura. La paura di chi non capisce perché se un delitto avviene a Roma si muove il governo e se invece avviene a Treviso non si muove nessuno. La paura di chi sa che i carabinieri eroi, appena finita l'intervista tv, si accorgono di non avere più benzina per andare in pattuglia. La paura di chi si sente ogni giorno più solo, abbandonato da un ceto politico ormai perso dentro i ghirigori di palazzo e bastonato dai mass media, pronti a bollare ogni reazione come segnale di «razzismo». La paura di chi è stanco di sentire di scorribande nel Cremasco, di sparatorie al ristorante e anche solo di finestre scheggiate.
I Comuni, volenti o nolenti, sono diventati l'ultimo baluardo e la prima speranza. I cittadini chiedono aiuto, i sindaci rispondono. Tutto qui. Fra l'altro: non sono più le risposte folkloristiche dei tempi da pionieri. Sono le risposte di persone serie, documentate, preparate. Persino misurate.
E che però rischiano di essere punite da uno Stato che pure li ha sempre lasciati soli, in frontiera, senza aiuti, senza mezzi, che li ha messi in difficoltà approvando indulti libera-criminali e svuotando di ogni reale contenuto i vari pacchetti sicurezza. Allora a noi viene da dire: da oggi siamo tutti un po' Cittadella. Giù le mani da questi sindaci. Forse non sono eroi, come dice Bossi. Ma almeno sanno cosa vuol dire avere paura.
Mario Giordano