«Siamo tutti profughi »

«La condizione profuga è quella che appartiene a tutti gli uomini in generale: è una esistenza fatta di buchi, e questi buchi sono il risultato di un esilio. Ma ci sono tanti esili: uno è quello che chiamo primario e involontario - è l’abbandono doloroso del ventre della propria madre - l’altro è quello volontario, determinato da motivi politici, economici, culturali. C’è poi l’esilio interiore, che chiamo l’esilio immobile. Essere in esilio non è come fare un pic-nic: chiunque deve lasciare per forza la propria terra - che è la propria madre - ha sofferto e soffrirà sempre. Eppure la letteratura nasce dall’esilio, mai dalla comodità. Perché l’esilio anima la capacità di raccontare il mondo attraverso i sentimenti». Parola di Tahar Ben Jelloun, scrittore marocchino. Dopo «Il razzismo spiegato a mia figlia», ha scritto «Non capisco il mondo arabo».