SIAMO TUTTI SIONISTI

Confesso, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, mi ha convinto: oggi sono un sionista. Non lo sono stato fin quando il nuovo Hitler di Teheran non ha promesso la soluzione finale al popolo e alla nazione ebraica con le bombe nucleari che si costruisce sotto gli occhi dell’Europa, e fin quando non ha promesso vendetta a tutti coloro che oggi andranno a manifestare per il diritto di Israele ad esistere.
Ahmadinejad ci ha chiamato sionisti e dunque accontentiamolo: sventoliamo sotto il suo naso la bandiera bianca e azzurra con la stella di David. Oggi la gente che crede nella morale sarà in piazza per Israele. Ma sarà in piazza anche contro la banda terrorista di Teheran. Noi chiediamo e chiederemo che Ahmadinejad e gli altri uomini che minacciano l'esistenza di Israele e del mondo civile vengano rimossi dal potere che usurpano al danno del popolo iraniano con le buone o con le cattive. Come si dice oggi, senza se e senza ma: stavolta non c’è neanche da sollevare i sassi e frugare nelle case per cercare armi di distruzione di massa: è il regime l'arma di distruzione del popolo iraniano e la minaccia di tutti i popoli a tiro di missili, israeliani per primi, ma noi compresi: le testate nucleari del nuovo Hitler possono raggiungere Roma, Gerusalemme, Tel Aviv e dunque vanno distrutte insieme alla cricca che sevizia il popolo iracheno, usa i rapimenti come pratica terroristica, impicca le sue donne, imprigiona e assassina i suoi giornalisti. Dove siete anime belle di Freedom House, dov’è il signor Ambeyi Ligabo inviato dell’Onu di nazionalità keniota, il quale ha avuto la faccia tosta di dire che in Italia non c’è la libertà che invece si spreca nella repubblica islamica dei mullah? Sionisti: se ad Ahmadinejad fa piacere considerare sionisti coloro che sostengono Israele, allora noi ci dichiariamo sionisti e oggi useremo parole simili a quelle che pronunciò il presidente John Fitzgerald Kennedy davanti alla vergogna del muro di Berlino quando disse: «Ich bin eine Berliner, anche io sono berlinese». Berlinesi ieri e oggi sionisti.
Ma per abbattere la cricca dei mullah che insanguinano l’Iran, minacciano Israele, diffondono il nazismo islamico e già puntano le loro armi contro di noi, non è forse necessario muovere divisioni di fanteria e stormi di bombardieri: basta molto meno, basta lasciare le mani libere al Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana presieduto da una donna eroica e democratica come Maryam Rajavi e lasciare loro il passo libero per entrare nella patria da liberare. Questa è l’unica carta da tentare prima di passare alle armi sotto l’egida internazionale o, come appare più probabile, per la iniziativa unilaterale degli Stati Uniti d’America, lasciati soli a fare ciò che toccherebbe alla comunità delle nazioni civili e democratiche.
Ma poiché oggi importanti uomini politici come Giulio Andreotti, pur confermandosi amici della causa araba e palestinese manifestano la loro seria preoccupazione per quel che riecheggia da Teheran, rileviamo con soddisfazione che in Italia si sta raggiungendo un comune sentire che non divide la destra dalla sinistra, ma soltanto le persone oneste dagli opportunisti. Oggi questa nuova rappresentanza civile e politica si mostrerà in piazza a Roma rispondendo all’appello di Giuliano Ferrara e per la prima volta vedremo manifestare insieme, con le bandiere di Israele al vento, uomini e donne che nella vita politica quotidiana si detestano e si avversano. Il che è bene affinché il messaggio arrivi forte e chiaro: Israele non sarà mai abbandonato e non abbandoneremo nemmeno il popolo iraniano nelle mani dei suoi carnefici.
p.guzzanti@mclink.it