Siamo tutti «Vicini di casa» di qualcuno

Gian Paolo Serino

Un romanzo ironico, dissacrante, una radiografia sociale che racconta quello che sembra uno dei maggiori incubi moderni: i Vicini di casa. Così s'intitola il romanzo, datato 1980 ma tutt'altro che invecchiato, di Thomas Berger (Edizioni Sur, prima edizione italiana) il quale ci racconta come la vita di una coppia che abita in un sobborgo residenziale di New York sia completamente stravolta dai nuovi arrivi. Se da una parte Earle Keese e la moglie Enid rappresentano la tranquillità quasi sonnambula di una certa middle class americana, dall'altra parte i sopraggiunti Harry e Ramona rappresentano il «mistero» di una vita che molti definirebbero libertina e trasgressiva. In questa commedia delle parti ognuno interpreta quel che resta del «sogno americano» che dalla libertà tanto inseguita e declamata negli anni '60 e '70 si è trasformato nel desiderio della tranquilla routine borghese.

A Thomas Berger basta gettare un sasso in questo stagno di convenzioni e subito il lettore si trova coinvolto nell'agitarsi delle acque in un crescendo di tensione tra le migliori sit-com e la pièce teatrale. Sulla scena non ci sono solo i protagonisti ma, pagina dopo pagina, ci troviamo noi stessi lanciati sul palco dalla bravura dello scrittore. Comprendiamo che attraverso tic, nevrosi, situazioni tragicomiche raccontate, Berger sta parlando di noi, della nostra ormai sopita libertà in nome di un progresso che sembra proteggerci da tutto ma al contempo ci impedisce qualsiasi approdo.

Non è un caso che dal romanzo sia stato tratto un film, perché i tempi narrativi sono quasi perfetti, scanditi da dialoghi quasi ininterrotti, ma che non stancano perché sembrano quasi pensati per gli attori che nel 1981 interpretarono la trasposizione cinematografica: Dan Aykroyd e John Belushi, alla sua ultima apparizione sul grande schermo. Thomas Berger (Cincinnati, 1921, New York, 2014), autore fra l'altro del romanzo Il piccolo grande uomo (1964) da cui Arthur Penn trasse l'omonimo film di culto con Dustin Hoffman e Faye Dunaway e finalista al Premio Pulitzer nel 1984, in Vicini di casa si dimostra un grandissimo scrittore: la guerra tra cowboys e indiani raccontata nel Piccolo grande uomo non è mai finita, neanche tra i sobborghi di New York.