Una Siberia particolare sotto la lente

La morte arriva in un farsesco musical

Andrea Indini

Dopo la folgorante anteprima di Sant'Arcangelo, approva finalmente a Milano il gruppo Egumteatro con il suo percorso di scoperta delle opere teatrali dello scatenato drammaturgo franco-argentino, Raoul Damonte, morto di aids nel 1987.
A breve distanza dal monologo Loretta Strong, allestito con Manuela Kustermann al Festival delle colline torinesi, la compagnia porta sul palcoscenico del Teatro Arsenale, una vicenda dagli improbabili contorni romanzeschi, L'omosessuale o la difficoltà di esprimersi.
La celebre pièce prende vita in una Siberia particolare, fantasmagorica, popolata da branchi di lupi, mute di cani da slitta, militari sovietici, prigionieri politici, cosacchi e un gran numero di transessuali.
Il viaggio intrapreso dai registi Annalisa Bianco e Virginio Liberti si configura come il tentativo di trasformare un finto drammone ottocentesco segnato, nel finale, dalla livida morte della protagonista in una sorta di farsesco musical. Tutto il plot dello spettacolo (sorprendente e tragicomico omaggio al teatro di Cechov da parte del visionario autore argentino) sembra improntarsi molto sull'idea di uno sfrenato divertimento a ruota libera. Mentre progettano avventurose fughe sulla Transiberiana, rievocano operazioni subite in qualche clinica a Casablanca o vengono invasi ovunque da topolini bianchi, queste ambigue erotomani (interpretate da barbuti giovani in tutù) smettono di tanto in tanto di recitare per lasciare spazio alle voci di Nada, Sergio Endrigo, Mina o Caterina Caselli che, attraverso le loro canzoni, rievocano la magia degli anni Sessanta.
«Già nel titolo il pubblico cade in inganno - spiega Liberti -: infatti, il protagonista dello spettacolo non è l'omosessuale, è piuttosto un punto di partenza. Quello che più ci interessa è calcare il diverso approccio che l'autore dell'opera ha nei confronti della vita: qui, infatti, la parola non ha più senso e le emozioni diventano importanti quanto il pensiero». Da qui nasce la difficoltà di comunicare. «Il nostro lavoro è il teatro - conclude il regista - e il nostro obiettivo è quello di trasformare questo strumento in un microscopio in modo da riavvicinare noi e il pubblico alla vita e alle sue emozioni».
In scena cinque personaggi coroneranno il mondo di Damonte: la madre (Maria Eugenia d'Aquino), la figlia Irina (Annig Raimondi), la signora Garbo (insegnante di pianoforte interpretata da Massimo Loreto), il marito Gerbenko (Riccardo Magherini) e il generale Puskin (Vladimir Todisco Grande).